reperti finanziari

Scrive Maike da Hong Kong sul sistema finanziario cinese e in Asia orientale in genere:

“Dice il mio amico Jake, il mio fornitore di reperti (vedi piu’ sotto): il cambio delle valute e’ gestito dalle banche centrali, che a loro volta sono controllate dalla politica.

L’economia pero’ non e’ la politica, e ragiona in maniera piuttosto diversa, secondo principi molto simili a quelli che regolano il movimenti dei fluidi (vasi comunicanti, ecc.).
Ora succede che la politica per motivi politici decide di interrompere il flusso normale dell’economia. Per esempio, decide di gestire il cambio delle monete – appunto tramite le banche centrali. Come riesce a fare cio’?

1) Fissa il cambio rispetto ad un’altra moneta (esempio: US Dollar)
2) Fissa i tassi di interesse
3) Apre i propri confini al flusso di capitali

Questo gioco pero’ non puo’ durare a lungo. Si possono gestire due delle tre cose citate sopra, ma se si tenta di gestirle tutte e tre, prima o dopo l’esperienza insegna che il banco salta e il flusso dell’economia esce dagli argini stabiliti dalla politica tramite le banche centrali, per continuare con l’esempio dei fluidi di cui sopra.

Tutti ricordiamo l’esempio dell’Italia (tra i vari esempi, 1992 Amato) e della crisi finanziaria asiatica (1997). Ora, abbiamo evidenti prove che il gioco della politica/banche centrali si sta ancora una volta ripetendo.

Reperto nr. 1: il tasso di cambio delle monete asiatiche (ex japan) e’ rimasto praticamente fissato allo USD negli ultimi quattro anni, nonostante gli enormi sbalzi avvenuti nel frattempo tra USD e altre monete (e.g. EURO).

Reperto nr. 2: le riserve in USD detenute dalle banche centrali asiatiche (ex japan) sono cresciute da mezzo trilione di USD nel 1998 a un trilione di USD ad inizio 2003 e circa 1.3 trilioni di USD oggi.

Cosa e’ successo: l’economia asiatica esporta principalmente verso gli USA, se le monete asiatiche fossero fatte fluttuare liberamente, si sarebbero apprezzate cosi’ tanto da frenare l’export verso gli USA. Conseguentemente, le banche centrali asiatiche da sei anni comprano USD per frenare il fenomeno dell’apprezzamento delle loro monete.
I soldi che si potevano utilizzare a casa propria per far crescere l’economia sono invece stati spediti al Treasury ammericano per contribuire al finanziamento del debito pubblico americano, ed in ultima istanza finanziare l’avventurismo militare in Iracche.

NON DURERA’.

Se l’esperienza ci insegna qualcosa, prima o poi le monete asiatiche dovranno staccasi dal cambio fisso col dollaro. Il dollarone dovra’ disprezzarsi fino a divenire dollarino. Le banche centrali dovranno vendere i loro dollaroni diventati dollarini e immettere i soldi nell’economia locale. Insomma, credo che siamo di fronte ad un’interessante prospettiva.

L’anno scorso (quando si cambiava alla pari 1:1) prevedevo il dollaro a 1:1.60 (1 EURO = 1.60 USD). Tutti ridevano allora, oggi molto meno.
Ecco che quindi oggi scommetto per 1:2 (1 EURO = 2 USD). Se vinco, vendo la casa in Italia e compero ad Hong Kong.”

P.S.: Mentre questo post era in bozza The Economist ha pubblicato un’analisi sulla discesa del dollaro, il debito americano e le riserve asiatiche; mentre Pfaall racconta che anche i cambiavalute di Bangalore preferiscono gli euro ai dollari

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