L’economia gonfiata dei buoni pasto

I lavoratori di aziende con più di 10 dipendenti hanno diritto al pranzo, che viene fornito con un servizio mensa oppure con dei buoni pasto (i ticket) spendibili in bar, salumerie e spesso supermercati.

I buoni pasto sono diventati una moneta alternativa all’euro, emessa da una miriade di società di servizi che fungono da intermediari tra il consumatore e l’esercente.

Ogni buono costa al dipendente circa un sesto del suo valore nominale, trattenuto dallo stipendio: sembra molto conveniene usarli, perché un buono da 7,30 euro ne costa 1,15 e se lo accettano al negozietto sotto casa ci si fa la spesa risparmiando.

Però l’esercente che accetta il buono non incassa il suo valore pieno: intanto il buono si incassa solo a fine mese ogni due o tre mesi, che equivale a pagare gli interessi di banca per quel periodo; la società poi si trattiene una commissione fino al 12% ed applica regole d’incasso scomodissime fatte ad arte.

Il risultato è uno svantaggio per il consumatore, che riceve un pasto di valore inferiore a quello nominale del buono. Lo stesso accade nei negozi che accettano i ticket e si ripercuote sui consumatori senza buoni pasto (i precari, i professionisti, i pensionati) che si trovano di fronte a prezzi più alti.

Perché succede questo? Le società di servizi cercano di aggiudicarsi le gare d’appalto (come quelle indette da Consip) con sconti e favori, facendone ricadere il costo sugli esercizi, gli unici motivati a raggiungere la clientela.

Occorre sensibilizzare il pubblico e i lavoratori dipendenti su questa distorsione del mercato. Anche per questo la Federazione italiana pubblici esercizi ha annunciato uno sciopero dei ticket e buoni pasto.

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One Response to “L’economia gonfiata dei buoni pasto”

  1. blau says:

    Aggiornamento sulla Repubblica di oggi:

    Sono circa 2,5 milioni i cittadini che ogni giorno pagano il pranzo in questo modo, per un giro d’affari che la Fipe calcola per 2,5 miliardi di euro l’anno.

    Intanto una esercente, che non piuò permettersi di non accettare i buoni pasto, mi dice che oggi li accetterà, ma senza dare il resto! Io oggi pranzo a casa.

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