Ieri sera sono stato a una riunione dei soci Epam e Assofood in preparazione allo sciopero dei buoni pasto dal 27 al 31 giugno. C’erano un centinaio di persone: ristoratori, alimentaristi, baristi venuti dopo una giornata piena di lavoro.
Hanno deciso di non accettare i buoni pasto (ticket) per una settimana, spiegando i motivi ai clienti e incentivando il pagamento in contanti, magari con un piccolo sconto a tutti.
L’occasione dello sciopero è un ennesimo aumento delle commissioni da pagare alle società di gestione dei buoni, che ha convinto la ristorazione in franchising (McDonald), la grande distribuzione (Auchan), i ristoratori, i bar e gli alimentaristi a scioperare e fare pressione sulle società di gestione tramite il ministro dell’economia Siniscalco.
Queste sono alcune delle cose che ho sentito:
I problemi dei ticket per il negoziante:
- Commissioni alte sull’esercente, dall’8% al 15%, erodono il potere d’acquisto del buono
- Sottraggono fatturato se spesi fuori dall’orario di pranzo o nel fine settimana
- Valgono per un pasto indivisibile, ma è uso dare il resto
- Il conteggio, la presentazione e l’incasso sono operazioni che prendono tempo, risorse e personale
L’economia gonfiata dei buoni pasto:
- Sono pagati dal datore e dal dipendente meno del loro valore nominale, alimentando l’inflazione
- sono usati per acquisti non alimentari (presso i supermercati con banco gastronomia)
- Sono una vera e propria moneta, battuta non dalla Banca d’Italia, ma dalle società emittenti
- Le società emittenti non operano tutte in modo trasparente, ricorrendo spesso ad abusi
- Di fatto alcuni esercenti non li presentano, ma li usano per rifornirsi di prodotti, amplificando un circuito vizioso e miope
I trucchi usati da alcune società emittenti buoni pasto:
- Rifiuto di pagare una fattura per intero perché vi si trovano alcuni ticket rubati
- Pagamento di buoni in meno di quanti presentati in fattura, col pretesto di un errore di conteggio: a caso e a rotazione scremano 5-6 buoni da ogni fattura
- Accettazione dei buoni e fatture “salvo verifica”, senza contarli al momento
- Sedi, orari e modalità di presentazione delle fatture scomodi
- Impossibile mettersi in contatto con loro: al telefono sono evasivi, fanno aspettare, prendono tempo, non rispondono alle lettere raccomandate
Le cause della situazione attuale:
- Le società di gestione partecipano a gare al ribasso dove non si valuta la qualità dell’offerta e la trasparenza della società
- Il meccanismo dei buoni pasto pesa solo sull’esercente
- Non esistono controlli sulle società di gestione e sulle modalità di spesa dei buoni
I benefici dei buoni pasto (l’altro lato della medaglia):
- Hanno portato nuovo fatturato e nuovi clienti agli esercizi
- Possono costituire dal 40% al 80% del fatturato di un negozio, a seconda della zona
Le soluzioni possibili:
- Costruire rapporti corretti con le società più corrette ed escludere dal mercato le società meno serie.
- Valutare la qualità, la trasparenza e la solidità delle società emittenti buoni pasto
- Controllare che i ticket siano spesi effettivamente per pasti
- Sperimentare sistemi alternativi di pagamento, come quello con carta elettronica di Gemeaz, che tral’altro permette fatturazione e incasso via banca senza commissioni
Conclusioni:
Bisogna spiegare ai clienti quali sono i problemi della categoria e coinvolgerli nella soluzione del problema. I lavoratori con i buoni infatti sono preda di questo sistema e spesso non vedono un antagonista nelle società di gestione, ma nel negoziante, purtroppo. Come dimostra questa lettera al Corriere della Sera, e questa discussione sul newsgroup it.discussioni.consumatori.tutela, c’è ancora tanta strada da fare.
Approfondimenti:
- quadro normativo e fiscale dei buoni pasto, dal sito Gemeaz Accor
- rassegna stampa via Google News
- Dell’argomento ho anche scritto anche qui.
No related posts.








