L’ostrica è emozione

ostriche fresche

Per cari amici che non riabbracciavo da tempo, per nuovi amici incontrati con sorpresa, questo fine settimana sono arrivati 10 Kg di ostriche, circa 100 pezzi.

Sono un piatto sensuale, ma intellettuale nella loro inconsistenza nutritiva. Le suggiamo per quel palpito del cuore che si prova di fronte all’oceano, alla spuma del mare atlantico.

Queste erano huitres creuses (crassostrea gigas) fines binic n. 2 e n. 3, allevate in Bretagna da Cadoret a Riec sur Belon. Le creuses (dal guscio a veliero) sono le più comuni delle ostriche, piuttosto sapide ma con grandi differenze di sapore a seconda di dove e come sono state allevate: le n. 2 (più grosse) sono iodate e intensamente marine, compatte al dente; le n. 3 (più piccole e pregiate) sono tenui, inconsistenti, di gusto dolce e delicato.

La regola dice che le creuses più piccole sono più pregiate, mentre per le plates (dal guscio piano e lamellato) sono più apprezzate le più grandi. Ma non cercate di capire come sono classificate le ostriche, è una tassonomia così strana come l’idea stessa di allevare molluschi. Lasciatevi semplicemente abbandonare al piacere del ricordo, del sapore. E dopo, al piacere della lettura: Lusa Gay, Ostrica, mare vivo Milano, Idealibri, 1988

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