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Sparare per uccidere

27 luglio 2005
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Il 22 luglio la polizia londinese ha immobilizzato e ucciso un uomo, sospettato di avere una bomba con sè. L’uomo era innocente, ma la polizia ha applicato la politica dello sparare per uccidere nella convinzione, sbagliata, che sia l’unico modo di affrontare una persona con una bomba in mano.

Bruce Schneier, un esperto di sicurezza, spiega perché è una politica inutile, oltre che orrenda:

Questa politica [shoot to kill] si basa sulla miope convinzione che un terrorista debba premere un pulsante per fare esplodere un ordigno. Di fatto fin dalla prima guerra mondiale la più comune bomba in dotazione ai soldati è stata la bomba a mano, ed è presumibile, specie se è nota l’esistenza di una politica “spara per uccidere” della polizia, che un bombarolo suicida usi un simile innesco a morto: un detonatore attivato quando il pulsante viene rilasciato, non quando viene premuto.

E’ un dilemma: qualsiasi regola [di fuoco] si scelga, i terroristi vi si adatteranno per renderla inefficace

Ora la polizia è dispiaciuta per avere ucciso accidentalmente un uomo innocente sospettato di essere un dinamitardo, ma posso capire il loro errore. Alla fine, la soluzione migliore sarà addestrare i poliziotti e lasciare a loro la decisione finale. Ma francamente, le politiche che producono sospetti vivi interrogabili in carcere, reversibili da fasli allarmi, sono migliori di quelle politiche che producono cadaveri.

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