Oltre lo specchio in Israele

X è andato in Israele col suo compagno, dicevo, e adesso è tornato per finire il trasloco e mi dice che è contento.
“Allora, come ti è sembrata Tel Aviv?”
“Ah, una meraviglia, con quella spiaggiona e quasi niente grattacieli, una città molto vivibile! Stiamo cercando casa verso Jaffa e stiamo benone etc.”
“Eh, Tel Aviv è bella, sì. Ma nei Territori ci siete stati?”
“No, non ancora.”
“Uhm, attento a quando ci andrai. Per me fu uno choc, cambiò completamente la mia percezione di Israele e guarda dove sono finita, poi!” lo avverto ridendo.
E lui non ride, invece. Abbassa un po’ la voce, come se ci fossero degli israeliani a sentirlo, e si fa serio: “Sì, lì me lo hanno già detto tutti, all’Istituto. Che dopo essere stati nei Territori non è più possibile vedere Israele allo stesso modo. Succede a tutti: da quel momento, ti sembra tutto uno scenario. Attraversi lo specchio.”
E fa una smorfia, ché prima o poi gli toccherà e si vede che non ne ha voglia: uno vorrebbe solo stare in una bella città con una bella spiaggia.
Sarebbe bello non sapere mai cosa c’è dietro. Lo capisco.

Da Lia

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Un pensiero su “Oltre lo specchio in Israele

  1. E’ stato un bello schock. Arrivare su una spiaggiona vicino a Gaza e trovarsi di colpo circondati da militari con mitra. E’ stato uno shock. Attraversare Gerusalemme e passare dal quartiere isreliano ricco come Zurigo al mercato mussulmano sempre sotto gli occhi di militari. E’ stato uno schock vedere gli insediamenti dei coloni verso il Mar Morto e chiedersi che senso abbia tutto questo. E’ stato uno schock dopo tutto questo salire alla collina della memoria e entrare nello Yad Vashem.