Cos’è il
una forma di azione violenta, tale da mettere in pericolo la
popolazione civile , e quindi indurre una condizione di “terrore” diffuso così da ottenere alcuni risultati di tipo politico (per es. cambiamento di governo, sottomissione a potere esterno, separazione e autonomia regionale, ecc.). [...]In conclusione si potrebbe affermare che il “terrorismo” è una azione violenta, sia contro persone che cose, caratterizzata essenzialmente dall’obbiettivo prescelto, e non dai mezzi utilizzati (tipo di arma) e neppure dagli “operatori”, cioè da chi compie l’azione in questione. [...]
Le azioni terroristiche sono comunque sempre da considerare atti criminali, e quindi da punire (anche se è pura fantasia pensare all’applicazione del principio verso potenze come gli Stati Uniti o Israele).Le operazioni di
guerriglia sono da considerare illecite, cioè contro le convenzioni internazionali, solo in casi particolari. Tanto più che è principio quasi universalmente accettato il diritto di usare armi e la forza per resistervi da parte di una popolazione sotto occupazione straniera.
L’Italia partecipa all’intervento militare e all’occupazione in
Comprendere la definizione di terrorismo è quindi importante, perché se è logico definire terrorismo le bombe nella metro di Madrid o di Londra, dove sono stati colpiti civili inermi, gli attacchi in Iraq contro le forze straniere occupanti e il governo da loro insediato appaiono piuttosto atti di guerriglia contro le forze di occupazione e contro le loro emanazioni.
Tant’è che il Comitato Iraq Libero organizza l’1-2 ottobre un convegno a
Come è difficile il lavoro degli organizzatori di quel convegno, è difficile per noi fare chiarezza quando il terrorismo viene ricondotto a degli assoluti religiosi, etnici e politici carichi di connotazioni emotive: la parola terrorismo è associata ad islamico, integralista, suicida, integralista, kamikaze, assassino.
- demonizzare il terrorista, impedendo così ogni analisi politica delle sue azioni;
- privilegiare l’aspetto religioso e irrazionale del fenomeno, impedendo un’analisi del suo aspetto economico;
- legittimare la guerra in Iraq e delegittimare ogni contestazione interna;
- legittimare la restrizione delle libertà fondamentali, acquisendo strumenti di maggiore controllo e repressione (
tortura , politiche shoot-to-kill,data retention );
Interessante l’osservazione sulla trasparenza finanziaria e bancaria: le misure straordinarie adottate dai paesi in nome della lotta al terrorismo non riguarderebbero quasi mai il
Certamente, una maggiore trasparenza delle transazioni finanziarie sarebbe un’arma efficace nella lotta alla criminalità, molto più della raccolta di dati sui privati cittadini. In Italia, ad esempio, l’azione dell’Antimafia è diventata incredibilmente efficace quando si è rivolta ai capitali e agli interessi economici mafiosi:
Perché non si parla mai di una legislazione d’emergenza in ambito finanziario? Siamo disposti a tenere un individuo vagamente sospetto in cella per un tempo sempre più dilatato, sperando di trarne chissà quali magnifici vantaggi, ma non si solleva nemmeno lontanamente questo semplice problema: come possiamo limitare drasticamente l’autonomia delle banche nel raccogliere denaro sospetto?
Ci troviamo così confrontati a questo paradosso: la burocrazia del controllo delle persone s’infittisce spaventosamente, laddove quella del controllo dei soldi permane in uno stato di permeabilità e porosità assoluta. Siamo disposti a lasciar sparare in testa ad un innocente, come è accaduto al cittadino brasiliano assassinato dalla polizia londinese, ma non ci permettiamo di minacciare lontanamente il segreto bancario.
Fonti citate da Inglese:
Iraq. Il paiolo in prestito di Slavoj Zizek
La nuova economia del terrorismo di Loretta Napoleoni
No related posts.








