Ordine nel caos visivo

Nel 1967 Bruno Munari insegna Comunicazione Visiva alla Harvard University. Sperimenta l’insegnamento degli elementi basilari del design e del linguaggio visivo, così un giorno una discoteca di Boston invita lui e gli allievi per mostrargli gli effetti visivi e sonori utilizzati nelle sue sale: luci stroboscopiche, diapositive, film senza sonoro, spezzoni di pubblicità, musica, luci colorate.

L’insieme delle luci e dei suoni, la casualità del miscuglio, l’effetto generale insomma, è piuttosto monotono e si capisce come sia un problema quello di variare questo effetto che, essendo la somma di tutti gli effetti possibili, è sempre uniforme.

Proprio il motivo per cui la discoteca li aveva consultati. Nella comunicazione visiva oggi non vi è solo il problema di conoscere gli strumenti a disposizione (Munari fa lavorare gli studenti con lucidi, proiettori, forme in movimento) e gli effetti del sovraccarico di stimoli (fa l’esempio dell’autostrada, dove vedo il paesaggio, i cartelli stradali, la pubblicità, le immagini del retrovosore).

[...] dobbiamo sforzarci di intervenire e collaborare per cercare di mettere un po’ di ordine nel caos. [...] In fine, che cosa facevano gli artisti antichi quando progettavano le loro opere? cercavano di rendere evidente un ordine (che si chiamava estetica) nel caos della natura. Un ordine regolato da leggi di rapporti “armonici” tra le parti e il tutto. Cercavano di trasmettere per via visiva un’informazione di carattere estetico, in modo oggettivo, per cui tutti potessero essere informati delle loro scoperte. E così anche l’uomo comune poteva capire e partecipare alla conoscenza parziale del mondo caotico.

Nella comunicazione visiva contemporanea e direi anche sul web accade che:

Il caos è dato spesso dall’uso costante e simultaneo di tutte le possibilità comunicative, sia per fretta che per ignoranza: per la fretta di fare subito qualcosa che altri potrebbero fare a nostro danno, per impadronirsi subito, in qualunque modo, di un mezzo di comunicazione, e per l’ignoranza di tutte le possibilità che la fretta non ci dà modo di conoscere.
E dall’uso costante e simultaneo di tutte le possibilità nasce anche, da parte del fruitore, un monotono senso di disturbo psicologico che porta spesso a gravi conseguenze.
Anche socialmente, quindi, questa intenzione di mettere ordine nel caos delle immagini, va tenuta in considerazione.

Da: Bruno Munari, Design e comunicazione visiva, 1968.

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