Riprendo da Petrolhead uno scritto su Munari e la progettazione di un’automobile:
Nel 1966
Lo
styling è un tipo di progettazione industriale didesign , la più effimera e superficiale: si limita a dare una veste di attualità o di moda a un prodotto qualunque. Lo stilista progetta per il consumo rapido degli oggetti, secondo ispirazioni nate da forma di moda. [...]
Quello che interessa più a un progettista stilista è la linea, la forma scultorea, l’idea strana; [...]
Il progetto (supponiamo sia una carrozzeria di auto) è schizzato sul retro di un pacchetto di sigarette, quanto basta per non farsi sfuggire l’ispirazione. Poi viene elaborato e ridisegnato in grande a carboncino (come usavano gli artisti di un tempo). Il bozzetto è sempre in prospettiva con effetti speciali di brillantezza, di luci e di riflessi; l’oggetto (l’auto) è vista di notte su una strada bagnata così che il riflesso ne aumenta l’effetto. Qualcosa di simile a certi progetti di villette dove le nuvole di sfondo e l’albero davanti completano la suggestione.
Munari non disprezza lo stilista, ma vorrebbe vederlo dedicarsi a problemi artistici, come una scultura, un quadro, e non alla progettazione di un’auto o un elettrodomestico. Però è interessante che le tecniche dello stilista, i suoi bozzetti suggestivi, l’adesione all’idea di moda, fanno parte delle tecniche di persuasione al servizio degli interessi economici. Certi bozzetti e modellini privi di scala e spiegazioni sono volutamente ambigui, per privare di capacità critica l’interlocutore e introdurre il principio di autorità derivante dall’arte e dalla moda.
Lo styling nel campo automobilistico, fatto per aumentare le vendite di un prodotto saturo e matturo, è cosa comune: si modifica la carrozzeria o i fari, senza cambiare niene dell’auto sotto, così chi tiene alla moda e al giudizio degli altri comprerà subito il nuovo prodotto. Molto diverso dall’industrial design, che è progettazione tesa alla soluzione di un problema secondo gli elementi stessi che l’oggetto, la sua funzione suggeriscono.
Bruno Munari, Arte come Mestiere, 1966.
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