Riprendo da Petrolhead un brano di Bruno Munari sulla progettazione delle automobili:
Che cos’è, per molta gente, un’automobile se non una bella scultura da viaggio? Qualcosa da portare a spasso per le vie più eleganti della città, da esporre (parcheggiare) quando è possibile, davanti al caffèé più elegante o all’angolo della via principale. [...]
Vi sono vari tipi di queste sculture: c’è quella di tipo classico, quella che tanto per intenderci, non è mai stata di moda e mai passerà di moda, un poco funebre in nero e argento ma tanto di prestigio perché è la più cara. [...]
Poi c’è la scultura aggressiva, con forme che sembrano i muscoli di qualche “Mister”: forme scattanti, piatta e bassa, tutta curve nervose e tagli netti. Rossa. Sembra che la carrozzeria sia un poco più avanti di quanto dovrebbe essere, ma è solo un effetto ottivo dovuto all’abilità infernale di qualche famoso “stilista” o figurinista di carrozzerie speciali.
Questi sono i due eccessi: l’auto seria a tutti i costi e l’auto sportiva. Auto che corrispondono evidentemente a delle necessità sociali, [...]
Fra questi due estremi di tipi di carrozzerie c’è la marea più o meno anonima che segue le varie mode e cerca di differenziarsi. E qui troviamo qualche designer che cerca di fare un buon progetto di carrozzeria logica e funzionale, [...] ma invano. C’è sempre il problema del gusto, dell’estetica e di altre ragioni soggettive che conducono alla fine un buon progetto in tutt’altra direzione.
Bisognerebbe non parlare più di estetica oppure considerare l’estetica in tutti i casi. Perché viene criticata la linea di un parafango mentre nessuno critica il disegno del battistrada dei pneumatici?
Bruno Munari, Arte come Mestiere, 1966.
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Guildford – Londra è un tratto stradale perennemente immerso nel caos del traffico pendolare. Il Dipartimento di Sociologia Ambientale della locale università viene incaricata dall’autorità della contea di capire il motivo dell’attaccamento all’uso dell’auto da parte dei privati. La risposta più diffusa è stata “in questo modo conosco più gente”. L’aggancio avveniva da finestrino a finestrino… ed ovvio l’auto rappresentava il biglietto da visita, l’abito sociale con cui ci si presenta.