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omissis 2

14 ottobre 2005
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Ancora test per nazione indiana

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale
con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna.

Alessandro Manzoni
I promessi sposi

—-

estragone -(Ritorna al centro della scena e guarda verso il fondo)
Luogo incantevole.

(Si volta, avanza fino alla ribalta, guarda verso il pubblico)
Panorami ridenti.

(Si volta verso Vladimiro)
Andiamocene.

vladimiro
Non si può.

estragone
Perché?

vladimiro
Stiamo aspettando Godot.

estragone
Già, è vero.
(Pausa)
Sei sicuro che sia qui?

vladimiro
Cosa?

estragone
Che lo dobbiamo aspettare.

vladimiro
-Ha detto davanti all’albero.
(Guardano l’albero)
Ne vedi altri?

estragone
Che albero è?

vladimiro
Un salice, sembrerebbe.

estragone
E le foglie dove sono?

vladimiro
Dev’essere morto.

estragone
Finito di piangere.

vladimiro
A meno che non sia la stagione giusta.

estragone
A me sembra piuttosto un cespuglio.

vladimiro
Un arbusto.

estragone
Un cespuglio.

vladimiro –
Un…
(S’interrompe)
Cosa vorresti insinuare? Che ci siamo sbagliati di posto?

estragone
Dovrebbe essere già qui.

vladimiro
Non ha detto che verrà di sicuro.

estragone
E se non viene?

vladimiro
Torneremo domani.

estragone
E magari dopodomani.

vladimiro
Forse.

estragone
E così di seguito.

vladimiro
Insomma…

estragone
Finché non verrà.

vladimiro
Sei spietato.

estragone
Siamo già venuti ieri.

vladimiro
Ah no! Qui ti sbagli.

estragone
Cosa abbiamo fatto ieri?

vladimiro
Cosa abbiamo fatto ieri?

estragone
Sì.

vladimiro
-Be’…
(Arrabbiandosi)
Per seminare il dubbio sei un campione.

estragone
Io dico che eravamo qui.

vladimiro (Occhiata circolare)
Forse il posto ti sembra familiare?

estragone
Non dico questo.

vladimiro
E allora?

estragone
Ma non vuol dire.

vladimiro
-Però, però… Quell’albero…
(voltandosi verso il pubblico)
… quella torbiera.

estragone
Sei sicuro che era stasera?

vladimiro
Cosa?

estragone
Che bisognava aspettarlo?

vladimiro
Ha detto sabato.
(Pausa).
Mi pare.

estragone
Ti pare.

vladimiro
Devo aver preso nota.

(Si fruga in tutte le tasche, strapiene di cianfrusaglie.)
estragone
-Ma quale sabato? E poi, è sabato oggi? Non sarà piuttosto domenica?
(Pausa)
O lunedì?
(Pausa)
O venerdì?

Samuel Beckett
Aspettando Godot

—-
G: Là ci darem
la mano,
mi dirai
di sì!
Vedi, non è
lontano
Partiam, ben mio,
da qui!

Z: Vorrei, e non
vorrei;
Mi trema un poco il cor:

Felice, è ver sarei,

Ma può burlarmi ancor.

G: Vieni mio bel diletto!

Z: Mi fa
pietà Masetto.

G: Io changierò tua sorte.

Z: Presto, non son più forte
.
G: Vieni! vieni!
ci darem
la mano,
mi dirai
di sì!

Z: Vorrei e non
vorrei;
Mi trema un poco il cor.

Duetto:
Andiam, andiam
mio bene,
A ristorar
le pene
D’un innocente
amor.

Mozart-Da Ponte
Don Giovanni

GITA DEL MINISTRI DEI BENI CULTURALI ROCCO BUTTIGLIONE AD ARQUÀ LEOPARDI, FRAZIONE DI ISGRÒ

voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
e questa siepe che da tanta parte
in sul mio primo giovenile errore
ma sedendo e mirando interminati
del vario stile in ch’io piango e ragiono
silenzi, e profondissima quiete
ove sia chi per prova intenda amore
il cor non si spaura. e come il vento
ma ben veggio or sì come al popol tutto
infinito silenzio a questa voce
di me medesmo meco mi vergogno
e le morte stagioni, e la presente
e ‘l pentersi e ‘l conoscer chiaramente
immensità s’annega il pensier mio
e il naufragar m’è dolce in questo mare

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