Il tour del delta (terza parte)

Novembre 2003

Il viaggiatore distratto che dovesse un giorno trovarsi per sbaglio a Guangzhou non potrebbe non notare, o pure potrebbe non ignorare di non vedere, o viceversa. In ogni modo, per molti versi, Guangzhou è un approdo. Un punto di arrivo. Un traguardo.

Ora, il lettore attento che abbia già visitato Guangzhou non avrà certo bisogno di capire quanto scritto sopra, avendo lui stesso di prima persona già avuto modo di farsi un’idea prima manu della città. Contrariamente, chi non fosse mai passato per Guangzhou, non potrebbe capire comunque, anche nell’ipotesi assai inconfutabile che quanto scritto sino a qui non siano solo cazzate.

Vi risparmio quindi ulteriori devianze laterali (avevo scritto “letterarie”!), e tralascio volentieri i dettagli imbarazzanti del viaggio Macau-Zhuhai-Guangzhou in autobus. Solo un consiglio: mai bere vino verde, Ballantines, birra e vodka tonic nella stessa notte, soprattutto se il giorno dopo dovete andare a Guangzhou.

A Guangzhou non è successo niente. Non fino a quando è dopo un paio di visite a clienti, meeting con i colleghi locali, cena all’indiano, un paio di drink qua e là, un salto all’F4 … dicevo non fino a quando abbiamo trovato Alberto al BABY FACE verso le quattro. Alberto è un vicentino di Vicenza. Era ubriaco ben prima di incontrarci. Sicuramente gli abbiamo fatto perdere l’aereo delle 8.
Ma a parte l’infinito numero di vodka-tonic spillate dal nostro barista di fiducia (uno scozzese che prima lavorava al DROP, HK), e la spropositata quantità di gnocca importunata dai miei colleghi di viaggio (non io!), lo ripeto: a Guangzhou non è successo niente.
(Mi permetto però un suggerimento: il vero JUNZI, oltre a stare lontano dalle cucine, dovrebbe anche evitare di avere amici baristi scozzesi).

Mentre scrivo, sto lottando con me stesso per cercare di ricordare altri particolari, tipo il risveglio, il viaggio in treno, gli incontri di Shenzhen, i drinks .

La mia crociata alla ricerca della verità e – ahime – destinata a fallire: la memoria non mi aiuta, e tantomeno mi possono venire a supporto i miei (in)fidi Sancho Panza e Il Bravo, la cui unica e ultima parvenza di auto-stima si fonda sull’oblio e si nutre di menzogna.

Io invece, quando viene meno il ricordo, compenso con la fantasia.
Ma oggi preferisco il silenzio. Un velo pietoso. Il nulla.

Fine
Maike

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