MovableType 3.2

Oggi ho installato MovableType 3.2 sul mio ambiente di test, per curiosità. E’ un popolare software per creare blog, di proprietà della Six Apart, che ha cambiato il modo di scrivere in rete circa tre anni fa. Io lo usavo nella versione 2.6, la stessa di Nazione Indiana prima che migrassi a WordPress.
Non mi ha colpito particolarmente, e considerato che è un software a pagamento il suo punto di forza è la possibilità di ospitare più blog su una stessa installazione. Bisognerebbe gestirci qualche blog per conoscerlo meglio, ma per ora in progetti di piccole e medie dimensioni non vedo motivi per preferirlo a WordPress, che oltretutto è open source gratuito.

Il tour del delta (parte seconda)

Novembre 2003

Se ci fosse stato anche Livio a Macau la prima sera, non sarei qui a dirvi il fatidico “E’ TUTTO VERO”. Ma Livio non c’era. Livio non c’e’ mai quando serve. Lo aspetto per dei mesi, poi mi stufo e a macau ci vado da solo. Prima che leggiate quanto scritto qui sotto, non mi resta quindi che dirvi: < >.
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Aragosterie milanesi – Locanda dell’oste scuro

Massimo Mantellini racconta di una visita a Milano, tutta fuoristrada sul marciapiede e aperitivi imbevibili. E’ stato anche in una aragosteria, meglio identificata in uno dei commenti al suo post, scritto da Palmasco:

#8 Oct 07 2005, 09:34 am
Si chiama “Locanda dell’oste scuro”, in via Archimede 12.
E’ un posto di merda.
Arredamento country-western, del tutto incomprensibile visto che tutta la cucina ruota intorno all’aragosta, l’aragosta è troppo trattata (salse e accostamenti invadenti) nella maggior parte dei piatti, il prezzo è osceno, in generale e in rapporto alla qualità (178 euro in quattro, con una sola bottiglia di vino di fascia di prezzo bassa e un solo dessert in quattro).
Oltretutto c’è una sala fumatori con la farsa dell’impianto aspirante, che ovviamente non c’è, o se c’è non funziona, per cui mangi affumicato anche nel resto del locale, torni a casa che puzzi di fumo come quando a dodici anni andavi al cinema, e, ora che non ci sei più abituato, è proprio scomodo.
Verso le dieci di sera le luci si abbassano, la musica schizza a palla, e un povero garzone di cucina con indosso la tonaca da monaco del nome del locale, offre sangria imbevibile avvolto in una nuvola di fumo da effetti cinematografici prodotta da appositi “augelli”: i bambini mostrano di divertirsi, agitano le loro carte di credito per pagare, e naturalmente fanno ooohhh.

Le aragoste? Pur di uscirne saltano vive nell’acqua bollente.
ciao, palmasco

Penso che descriva molto bene un certo genere di locale milanese sempre più popolare.

Dopo il “Lei non sa chi sono io”

Quoto da cadavrexquis:

Forse che più degli abusi di potere dobbiamo temere chi, desideroso di non dispiacere al potente di turno – per quanto di piccolo cabotaggio sia il suo potere -, preferisce anticiparne i desideri e sottomettervisi ancora prima che questi siano formulati, anche quando lo stesso “occhio di riguardo” non verrebbe riservato al cittadino senza alcun potere? Dal “Lei non sa chi sono io” siamo dunque passati al “Eh, io lo so chi è lei”, accompagnato da un ammiccamento e da un trattamento di favore. L’italiano, suddito per vocazione, si è abituato a piegare la schiena ancora prima che venga assestato il colpo.

il tour del delta

Novembre 2003

Da una settimana taccio, e a buona ragione. Anzi, a buone ragioni. Primo di due, si e’ rotto il monitor del mio computer di casa, dopo quattro anni di onorato servizio. Secondo di due, forte dei risultati delle vendite di ottobre (record di Vodka, record di Limoni, record di caffe’, nuovo contratto con De Kuyper, nuovo contratto con Distillerie Franciacorta, ebbene si’ adesso vendo anche la malfamata Grappa Piave, da buon alpino mancato) – dicevo forte dei risultati delle vendite di ottobre ho preso su i miei fidi scudieri WILLIAM (immaginatevi un Sancho Panza hongkonghese con un debole per la figa) e VINCENZO (immaginatevi un pugliese travestito da pusher portoricano: o un bravo) e ci siamo lanciati nel tour del delta. Continua a leggere