Lo sciopero dei giornalisti

Scrive .mau. cercando di riepilogare la vertenza dei giornalisti che ha portato a tre giorni di sciopero proprio sotto le feste.

… Beh, mi chiedo se l’avere una corporazione come l’Ordine dei Giornalisti sia un vantaggio oppure uno svantaggio per la categoria. In questi anni sono spuntate svariate “scuole di giornalismo” che dovrebbero essere in teoria la strada maestra per intraprendere la professione, ma che stanno solamente creando una serie di sottoccupati; e a tutti i giornalisti che si vede che non solo sono appassionati del loro mestiere, ma cercano anche di svolgerlo al meglio si contrappongono i marchettari che preparano i pezzi a cottimo senza nemmeno sapere di che cosa stanno parlando… e non sono necessariamente precari. Così a pelle mi sembra che le preoccupazioni dei giornalisti siano reali e importanti, ma vorrei anche essere certo che le soluzioni da loro proposte non cerchino di perpetuare la loro setta, prima di schierarmi dalla loro parte. …

Interessante il primo commento di mestesso:

… C’è anche da dire che non tutti i giornalisti sono uguali, e certe tutele, che hanno un senso per garantire la libertà di informazione, mi fanno tenerezza a quei giornalisti che lavorano a “sigaro oggi” o “la bicicletta”, entrambi a libro paga degli inserzionisti.

Le riviste di moda poi…una tizia di cui non dirò ne nome ne rivista su cui appare, ha scritto tempo fa 1 articolo per recensire una acqua minerale. Oltre allo stipendio becca 1 anno di quell’acqua minerale gratis, spedita a casa con corriere. Evviva l’onestà e la deontologia…e donne che leggete il blog, lo sapete che il 99% di quello che vedete per voi appare come fuori busta delle giornaliste, e solo per quello?

Alla fine, sai cosa succederà? Che li faranno morire di inedia. Li sommergeranno di collaboratori esterni ed alla fine ingoieranno il rospo. E ci rimetteranno tutti, quelli onesti insieme ai vari puttanieri.

Solo che ai puttanieri daranno più soldi fuori busta, a quelli onesti diminuiranno invece lo stipendio, se non diventano puttane pure loro…

Mi hanno fatto pensare a questo articolo di Alessandro Bottoni che oltre ad analizzare la crisi attuale editori/giornalisti, prova a indicare una via di uscita alternativa per l’informazione:

… perchè i giornalisti professionisti non provano a svincolarsi dalla servitù nei confronti degli editori ed a cercare fortuna da soli sul mercato? La tecnologia permette di scavalcare l’editore già da diversi anni, non solo su Internet, secondo i modelli già noti del Citizen Journalism, del Videolog, dei Blog, dei Podcast e del Printing on Demand. Basta guardare a realtà come RocketBoom, BoingBoing , Arcoiris TV, Channel 9 e Lulu.com.

In alcuni casi, è perfettamente possibile per un singolo autore pubblicare direttamente ciò che produce e ricavare soldi dalla pubblicazione, attraverso la pubblicità od attraverso la vendita del servizio. La pubblicazione può avvenire sia sotto forma di sito web che di e-book in formato PDF (da evitare accuratamente i formati proprietari…) o sotto forma di file audio o video. Da qualche tempo è possibile anche la stampa su carta e la sua distribuzione presso i punti vendita (vedi Lulu.com) Il ritorno economico dipende dalla popolarità del prodotto e del suo autore come dalla capacità commerciale di chi gestisce il servizio.

Ma la cosa più interessante è che, al giorno d’oggi, sarebbe abbastanza semplice creare delle cooperative di autori/giornalisti attraverso le quali darsi una occupazione ed un reddito senza passare da un editore.

L’esempio de Il Manifesto

L’esempio più famoso di cooperativa di giornalisti è Il Manifesto. Questa testata è prodotta, da sempre, da un gruppo di giornalisti che guadagna lo stesso stipendo (1300 euro al mese per tutti, incluso il direttore responsabile) e che si divide equamente le responsabilità di gestione della testata e di produzione degli articoli.

Il Manifesto è volutamente gestito con una logica anti-commerciale e sfacciatamente politica, per cui è riuscito, negli anni, a perdere quasi tutti i lettori e ad accumulare una vera montagna di debiti. Lo stesso modello aziendale, implementato da gente meno coinvolta in discorsi politici potrebbe facilmente dare delle discrete soddisfazioni economiche.


Giornalisti alle strette

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