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Legge bavaglio e scenari operativi per i blog italiani

Friday, June 18th, 2010

Come scrive Guido Scorza, l’obbligo perentorio di gestire una richiesta di rettifica con questi tempi mette chi gestisce un sito, di fronte a rischi, non solo per le sanzioni fino a 12.500 euro:

che siate un blogger, il gestore di un “sito informatico” o piuttosto abbiate un canale su You Tube, in un momento qualsiasi, magari nel mezzo delle Vostre agognate vacanze, qualcuno potrebbe chiedervi di procedere alla rettifica di un’informazione pubblicata e Voi ritrovarvi costretti a scegliere se dar seguito alla richiesta senza chiedervi se sia o meno fondata, rivolgervi ad un avvocato per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, opporvi alla richiesta, difendendo il vostro diritto di parola ma, ad un tempo, facendovi carico di grosse responsabilità.

Con questa legge chi gestisce un blog ha varie scelte davanti:

  • censurarsi e parlare solo di cose innocue
  • chiudere i battenti
  • fuggire all’estero
  • aprire un blog anonimo
  • continuare a lavorare, giorno per giorno, cercando di resistere e cambiare le cose

Leggi l’intero articolo su  Nazione Indiana: Legge bavaglio, scenari per blog e Nazione Indiana

Soluzione al baco grafico in Ubuntu Lucid Lynx

Thursday, June 3rd, 2010
Intel Corporation 82852/855GM Integrated Graphics Device [8086:3582] (rev 02)

Se aggiorni a Ubuntu 10.04 in un pc con questa scheda grafica, X si blocca rendendo inutilizzabile il tutto. Rimane solo un avvio in modalità provvisoria e terminale di root. Delle tante soluzioni elencate qui, vai direttamente al Workaround D: Use a kernel other than 2.6.32 ed installa un kernel 2.6.34 che durerà fintanto che non arriva la prossima 10.10.

Non commento sulla scelta di Ubuntu di far uscire una LTS con un baco così grosso, anche se di rilievo solo per pc vecchiotti.

Una intervista su Nazione Indiana

Thursday, May 6th, 2010

Antonio Prudenzano di Affaritaliani.it intervista Gianni Biondillo a proposito di Nazione Indiana:

Nel marzo 2003 è apparso su internet uno spazio destinato a rivoluzionare e sdoganare una volta per tutte i blog letterari in Italia: Nazione Indiana (d’ora in avanti NI, ndr). A fondarlo, un ampio e variegato gruppo di intellettuali (non solo scrittori e critici letterari, ma anche artisti). Tra gli obiettivi, quello di pubblicare testi letterari e critici e promuovere iniziative politiche e culturali, il tutto all’insegna dell’interdisciplinarità e del multiculturalismo. Va detto che NI (l’idea per il nome è di Antonio Moresco) è un blog aperto a tutti solo nello spazio (spesso infuocato…) riservato ai commenti, mentre possono pubblicare articoli (post) solo i membri del progetto. A maggio 2005 alcuni membri storici (tra questi, Moresco, Tiziano Scarpa e Dario Voltolini) hanno lasciato NI per fondare la rivista cartacea e online (ma senza la possibilità di commentare i singoli articoli) Il primo amore.  Attualmente, tra i membri più attivi di uno dei blog letterari italiani più famosi c’è lo scrittore-architetto Gianni Biondillo. Affaritaliani.it lo ha intervistato per fare il punto sul progetto NI e per provare a tracciare un bilancio del percorso fin qui compiuto.

Leggi l’intervista completa: Biondillo racconta Nazione Indiana: “A fine maggio siete tutti invitati alla nostra festa…”. L’intervista

Gli scrittori ed i critici italiani hanno responsabilità civili?

Monday, April 12th, 2010

Oppure possono farsi tranquillamente i fatti loro in splendido isolamento? Pubblicare per Mondadori significa vendersi a Berlusconi? Si può scrivere sul quotidiano Liberio senza arrossire e con dignità? Nazione Indiana ha iniziato a chiederselo con due interventi di Helena JaneczekAndrea Inglese, ed ha fatto girare 10 domande tra scrittori, critici e persone della cultura: Erri De LucaLuigi BernardiMichela MurgiaGiulio MozziEmanuele Trevi, Ferruccio ParazzoliClaudio PiersantiFranco CordelliGherardo Bortolotti,Dario VoltoliniTommaso PincioAlberto AbruzzeseNicola LagioiaChristian Raimo, e per ultimo Gianni Celati.

Le risposte sono molto diverse, dal deprimente all’appassionato, e forniscono uno spaccato interessante del mondo delle lettere italiane.

Anni che passano

Sunday, April 11th, 2010

Domenica ore 6 del mattino, parco di periferia: io faccio i miei Km di corsa sulla collina (unica in quella zona della città), mentre gruppi di ragazzi stanno finendo un rave party e pian piano tornano a casa.

Pubblicare per Mondadori?

Wednesday, January 20th, 2010

Helena Janeczek, editor a progetto per Mondadori, scrive sul problema di lavorare e pubblicare per una casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi.

In Mondadori si pubblicava – e si pubblica- dai Meridiani al libro degli Amici di Maria de Filippi. Non esiste linea editoriale perché la produzione è troppa e troppo diversa e la vocazione di fondo è soprattutto commerciale. La casa editrice non si aspetta uguali profitti da ogni collana e continua a mandarne avanti alcune più per prestigio, contando magari pure di rientrare nelle spese con le edizioni economiche. Ma anche chi, come me, si è sempre solo occupata delle collane letterarie, deve misurarsi con il mercato. Nessuno si aspetta che ogni libro diventi un bestseller, ma la regola di fondo è quella del guadagno. Guadagno che non deve essere sempre e solo immediatamente economico, ma contempla pure il ritorno d’immagine o l’investimento su un autore. Gli spazi per scelte di maggiore rischio o per semplicemente fare libri in cui si crede, stanno diventando sempre più ristretti, ma il problema riguarda l’editoria e l’industria culturale nel suo insieme, nemmeno solo quella italiana.

Quel che mi premeva sottolineare è che in Mondadori come altrove vige molto di più l’imposizione del mercato che quella di una linea editoriale “politica”. [...]
La libertà di Mondadori – di Einaudi a maggior ragione- era in qualche modo proporzionata alla scarsa incidenza sul consenso di massa cercato da Berlusconi. I libri sono prodotti di nicchia o di elite, destinati a un consumatore in genere appartenente allo schieramento politico avversario, minoranza della minoranza. L’azionista poteva guadagnare con le aziende gestite secondo normali criteri di mercato – meno che con altre sue attività- senza rischiare nulla sul piano politico. O almeno l’idea che i libri siano innocui e ininfluenti era un corollario del populismo, in tempi in cui la strategia berlusconiana era soprattutto quella di assicurarsi l’approvazione di una maggioranza.
Poi accade che un esordio come Gomorra stampato in cinquemila copie superi i due milioni, che in più il suo autore acceda anche lui alla tivù, e lì le cose, forse, cominciano a cambiare. [...]
Il cambiamento che in tivù mostra soprattutto un volto di censura soft (editoriali di Minzolini a parte) – non dare certe notizie, darle male o in fondo- si appalesa invece sui quotidiani in modi molto più aggressivi. Le prime pagine grondano come non mai di titoli e articoli razzisti, omofobi, cattolici integralisti perché tale è, appunto, l’attuale linea del governo Pdl-Lega. In più, quei giornali passano dal rispecchiare posizioni di destra, anche molto di destra, a sparare con ogni mezzo, diffamazione passabile di querela inclusa, contro la parte avversa. Che tale neomaccartismo coinvolga persino redattori di cultura che si affrettano a ritracciare i nemici in sedi marginalissime come il nostro blog, sembra indicativo.

Pubblicare per Berlusconi? di Helena Janeczek su Nazione Indiana

La ragionevole tristezza del win for life

Monday, December 28th, 2009

Chiara Valerio a proposito delle lotterie italiane e della moderata, ragionevole tristezza del win for life: L’uovo oggi e la gallina domani su Nazione Indiana:

Mi perdoni quante estrazioni ci sono al giorno? Dodici estrazioni. Ah, e per quanti giorni alla settimana? Sette, sette giorni. Io volto le spalle perchè essere identificati come precari non è una offesa, ma essere identificati come malati di un gioco che non regala un sogno, una pazzia, o una vita nuova, ma solo la quotidianità che dovrebbe essere accessibile non dico a un singolo ma quantomeno a un nucleo familiare di qualsiasi natura allora no, non ci posso stare.

p2p e privacy in rete con OneSwarm

Tuesday, November 10th, 2009

http://oneswarm.cs.washington.edu/

Privacy-preserving P2P data sharing with OneSwarm - Tomas Isdal, Michael Piatek, Arvind Krishnamurthy, Thomas Anderson – Technical report, UW-CSE. 2009. (PDF)

La privacy – la protezione delle informazioni dagli accessi non autorizzati – è sempre più rara in Internet, eppure sta diventando sempre più importante nel momento in cui ciascuno di noi è diventato sia fruitore, sia produttore di contenuti.

La mancanza di privacy è particolarmente evidente per i programmi di condivisione dati peer-to-peer più diffusi, in cui i meccanismi di rendezvous pubblico e la partecipazione dinamica rendono molto facile sorvegliare il comportamento degli utenti.

In questo saggio presentiamo la progettazione, la realizzazione e l’esperienza pratica di OneSwarm, un nuovo sistema di scambio dati P2P che fornisce agli utilizzatori un controllo esplicito e flessibile sui loro dati: è possibile condividere i dati pubblicamente oppure in modo anonimo, con tutti i propri amici, solo con alcuni amici e non con altri, oppure solo tra i propri computer personali. Leggi il seguito su Nazione Indiana»

Recensione Bebook Mini: un lettore di ebook

Saturday, November 7th, 2009

Questa settimana mi è stato recapitato il Bebook Mini e ci ho finalmente passato alcune ore leggendo. Altro tempo l’ho impiegato configurandolo e maneggiando i testi da leggere. Queste sono le mie considerazioni.

Hardware:

Si tratta dell’Hanlin V5 della cinese Tianjin Jingke. Il form factor ha alcuni anni, semplice, razionale.

Le confezioni del Mini e della custodia sono professionali, serigrafate, al livello di un sofisticato gingillo tecnologico.

Il Bebook Mini è piccolo, leggero, leggermente gommato, gradevole al tatto.

La custodia è povera, ma razionale, poco appariscente e protegge bene schermo e device.

L’ergonomia è accettabile, il dispositivo viene controllato da 14 tasti (4 sono ridondati) e una leva dinamica laterale, il tutto facilmente accessibile in posizioni che non stancano le mani durante l’uso. Nelle immagini del prodotto non avevo notato la levetta laterale, che è stata una sorpresa gradevole.

Lo schermo e-ink da 5 pollici è privo di riflessi fastidiosi, ha un colore grigio chiaro simile alla carta non candeggiata, la luminosità riflessa è adeguata alla lettura con poca luce (a letto accanto al comodino…), la definizione dei caratteri è buona, al corretto livello di zoom. L’esperienza ottica della lettura è al livello di un libro stampato in una buona edizione economica, inferiore alle raffinatezze tipografiche dei Millenni Einaudi (carta, precisione di stampa, inchiostro), ma superiore a molte edizioni economiche su cartaccia malstampata che ho in casa.

La batteria è smontabile in uno scomparto apribile, all’arrivo il Bebook va caricato per 12 ore con il cavo USB fornito.

Il Bebook Mini ha 450 MB di memoria interna e non viene fornito con schede aggiuntive. Io ho comprato separatamente una SD da 2GB (7 euro), pare tenere fino a 16 GB. Suggerisco di acquistare comunque una SD da 2GB per le operazioni di manutenzione.

Software:

Il Bebook viene fornito con un firmware di Endless Ideas che comprende DRM, interfaccia multilingue e le comuni funzioni di lettura. E’ un sistema Linux. Sul sito Mybebook si poteva scaricare una versione più recente del firmware, che risolve alcuni difetti. L’ho fatto senza problemi, scoprendo nel farlo che Endless Ideas è un’azienda confusa sul lato software (informazioni errate, mancanza di hash di integrità dei download). Per aggiornare il firmware occorre una scheda SD.

Il dispositivo viene riconosciuto senza problemi dal pc, come unità disco esterno USB. I libri si possono mettere nella memoria interna, o nella scheda SD.

L’interfaccia ha una navigazione che avviene attraverso menu, di cui si selezionano le voci numerate con i tasti da 0 a 9. La modalità iniziale è la navigazione di file e cartelle: un menu contestuale permette di accedere alle funzioni di sistema (scelta storage, impostazioni lingua etc…). Una volta scelto un libro, lo si sfoglia e sono disponibili funzioni di lettura (zoom, segnalibri…) da tasti o da menu contestuali.

La velocità di reazione è accettabile, ma le prime volte disorienta: durante la lettura il cambio pagina avviene in poco meno di 1 secondo, ma se il dispositivo è stato fermo per un po’ (di ore, ad esempio) è poco reattivo ed impiega alcuni secondi a mostrare menu, opzioni etc. Immagina un pc in pausa che impiega un po’ ad eseguire comandi. Una volta in uso la velocità torna normale e l’ho trovata più che adeguata alla mia velocità di lettura. E’ decisamente più lento di un telefono cellulare base, o di un Palm Vx che ho usato anni fa per estese letture.

La velocità di cambio pagina e le dimensioni dello schermo offrono una minore densità di informazioni di un libro stampato, dove le pagine sono più grandi ed affiancate. Le operazioni di segnalibro, passaggio da un capitolo all’altro sono lente, un po’ per la reattività, un po’ per la mancanza di abitudine (in fondo ho trascorso decenni maneggiando libri di tutti i formati, e solo poche ore con un ebook reader). Alcune funzioni, come l’indice dei capitoli e delle sezioni, dipendono da come è stato fatto il singolo ebook.

Due problemi funzionali/ergonomici:
- i due menu, di sistema (OK) e contestuale di libro (7) che generano confusione. Sono simili e diversi.
- il tasto tondo OK <- che non è mappato per il cambio pagina, pur essendo nella posizione naturale del pollice destro.

In sintesi, si ha in mano un dispositivo stranamente low-tech che costringe a concentrarsi sulla lettura (ottimo) ed offre una buona esperienza d’uso, ma come di una tecnologia agli esordi, vedi sotto.

Libri:

Ci sono moltissimi formati e differenze all’interno di un formato. Non sono riuscito a leggere dei .txt, ho letto bene i pdf di SBF, ho trovato epub ottimi e navigabili, ed altri meno.

L’esperienza d’uso cambia a seconda di come è stato realizzato l’ebook. Non si tratta solo di usare un formato (aperto, come epub), ma di avere libri composti con cura e competenza. Trovare i libri desiderati, e trovarli o trasformarli nel formato desiderato è impegnativo. C’è un mercato aperto per i tipografi digitali.

Tipo d’uso:

Ho una discreta cultura umanistica e una buona preparazione informatica. Ho vari pc in famiglia e non cerco un sostituto che faccia tutto (web, store, ebook…). Ho comprato l’ebook reader per leggere testi in formato epub che non avrei a disposizione altrimenti (opere digitali nel pubblico dominio, narrativa, manualistica IT). Non mi interessano molto i PDF, non ho intenzione di usare materiale con DRM. Il dispositivo ha un lettore mp3 che apre interessanti prospettive (audiolibri, manuali di ornitologia, corsi di lingua), ma solitamente uso pochissimo le cuffie per ascoltare musica.

Considerazioni finali:

Se non lo provi non capisci. Finché non l’hai in mano non ti rendi conto di come puoi usarlo, ed è un modo diverso da come lo immaginavo.

Il che significa che l’elemento chiave degli ebook reader non è la dotazione tecnica, ma il prezzo. Quando costano tanto da poterselo permettere senza svenarsi (e potendone comprare magari un paio in famiglia), allora è possibile esplorarne le possibilità.

Ho trovato utilissime le informazioni su questo forum, ma mi rendo conto che molte discussioni qui riguardano usi teorici ed astratti da parte di chi non ne possiede uno (come lo ero io), è indeciso e non è in condizione di lasciarsi convincere da argomenti tecnici.

Pubblicato su: http://forum.simplicissimus.it/bebook-ereader/recensione-bebook-mini/

http://forum.simplicissimus.it/bebook-ereader/recensione-bebook-mi

Scrivere un blog anonimo con wordpress e Tor

Saturday, October 3rd, 2009

Riporto da Nazione Indiana:

La libertà di espressione passa anche dalla possibilità di comunicare proteggendo la propria identità, se necessario. Pubblico perciò qui una guida tecnica scritta da Ethan Zuckerman per Global Voices, di cui ho presentato le tecniche durante il convegno e-privacy 2009 a Firenze.

Di Ethan Zuckermanoriginale – traduzione italiana di Jan Reister

Introduzione

Una delle soddisfazioni di lavorare per Global Voices è stata la possibilità di collaborare con persone che esprimono le loro opinioni nonostante le forze che cercano di metterle a tacere. Ho lavorato con autori che volevano scrivere in rete su argomenti politici o personali, ma che per farlo dovevano essere certi che i loro scritti non potessero essere collegati alla loro identità. Questi autori sono attivisti dei diritti umani in decine di paesi, personale umanitario in paesi dal regime autoritario e whistleblower in aziende e governi. (more…)