Scroogled in italiano

Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo.

Cardinale Richelieu

Su di voi non sappiamo abbastanza.
Eric Schmidt, CEO di Google

E’ stato finalmente tradotto in italiano da Collane di Ruggine il racconto di Cory Doctorow Scroogled.
Una seconda traduzione parallela l’ha fatta Decio Biavati, come si scopre da una delle traduttrici

Il racconto è uscito inizialmente su Radar

Via Nazione Indiana

E’ nato stacktrace.it

Ha aperto ieri Stacktrace, una nuova pubblicazione di informatica e tecnica, scritta da italiani, con articoli originali e lo scopo di sollevare l’IT nostrano alla meritata dignità artistica.
Ne dà l’annuncio Antonio Cangiano, che in un mesetto ha lavorato sodo per radunare una impressionante ed entusiasta redazione.
Stacktrace gira su Luambo, un neonato motore per blog/CMS scritto da Ludovico Magnocavallo.

La classifica di BlogBabel non misura il traffico

Oggi mi è capitato sott’occhio (tramite BlogBabel, ah ah) il post su tumblr di minimarketing sul fatto che BlogBabel misura i link, non il traffico sui blog e quindi non può stabilire che il tale blog “è tra i più letti”. La nota chiude con:

Ecco, se magari questo disclaimer lo mettessero anche in BlogBabel, i giornalisti capirebbero meglio.

Questo mi ha fatto pensare che questo la FAQ di BlogBabel c’è già da tempo questa indicazione:

La classifica aggregata. E’ la raccolta d’insieme dei blog italiani ed il nucleo da cui è nato il progetto BlogBabel. La classifica non è un indicatore di qualità, autorevolezza, diffusione: è il quadro d’insieme dei parametri analizzati da BlogBabel.

Di interesse anche il punto La classifica è attendibile?.

Forse questa informazione non è ribadita con chiarezza, magari in un luogo rapidamente raggiungibile, ma questo dipende dall’impaginazione di blogBabel che per ora non si riesce a rinnovare per mancanza di risorse.

Sembra invece che le persone in generale, e non solo i giornalisti, siano attratte dalle semplificazioni come “il più letto”, il più popolare” e così via.

Al diavolo Wikio

Ho provato a usare Wikio per proporre un pezzo che mi è piaciuto, La bianca di Santa Elisabetta, che è un racconto sullo spaccio di eroina in Sicilia.
Per chi non lo conosce, Wikio è un servizio di notizie generate dal pubblico, come Digg per intenderci, in cui si propone una notizia che sta su un altro sito, e i lettori ne votano la popolarità.
Mi sono registrato ed ho inserito la notizia compilando il titolo, una breve descrizione, il link al pezzo originale su Nazione Indiana. Quando invio però Wikio mi informa che la notizia era già stata inserita da qualcun altro: bene, andiamo a votare lì.
Invece il pezzo su Santa Elisabetta c’era, ma inserito da un robot di Wikio: pigliano i feed dei siti più letti e li pompano dentro Wikio per riempire il vuoto e sperando che qualcuno legga e commenti le notizie. Così non si può mettere una descrizione migliore (la mia, scritta a mano) a quella del robot, che è un semplice copiaincolla di 25 parole dell’articolo.
Non sono riuscito poi a trovare un permalink alla notizia, a cui sono arrivato solo col motore di ricerca interno.
L’intero sito è un ammasso di lanci di agenzia, articoli di giornali, gossip, sport senza anima né direzione. In teoria serve a scoprire notizie interessanti, in pratica raccoglie feed indifferenziati e allontana gli utenti che cercano di usarlo.

Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell’Industria dei Metadati


Luci e Ombre di Google. Futuro e Passato dell’Industria dei Metadati
(IBS, BOL)

dal sito degli autori:

Un’analisi seria e approfondita sull’universo di Google e sull’industria dei metadati.

Google si è affermato negli ultimi anni come uno dei principali punti di accesso a Internet. Ci siamo adattati progressivamente alla sua interfaccia sobria e rassicurante, alle inserzioni pubblicitarie defilate ma onnipresenti; abbiamo adottato i suoi servizi e l’abitudine al suo utilizzo si è trasformata ormai in comportamento: “Se non lo sai, chiedilo a Google”. Google ha saputo sfruttare magistralmente il nostro bisogno di semplicità. Eppure ci troviamo di fronte a un colosso, un sistema incredibilmente pervasivo di gestione delle conoscenze composto da strategie di marketing aggressivo e oculata gestione della propria immagine, propagazione di interfacce altamente configurabili e tuttavia implacabilmente riconoscibili, cooptazione di metodologie di sviluppo del Free Software, utilizzo di futuribili sistemi di raccolta e stoccaggio dati.
Il campo bianco di Google in cui inseriamo le parole chiave per le nostre ricerche è una porta stretta, un filtro niente affatto trasparente che controlla e indirizza l’accesso alle informazioni. In quanto mediatore informazionale Google si fa strumento di gestione del sapere e si trova quindi in grado di esercitare un potere enorme.
Cosa si nasconde dietro il motore di ricerca più consultato al mondo? Quello che da molti era stato definito e osannato come il miglior strumento per districarsi tra le maglie di Internet, pare celare molti segreti ai suoi utenti. Si va dalla scansione delle e-mail del servizio Gmail alla indicizzazione proposta da Google che sembra in realtà non dare tutte le risposte richieste dall’utente, fino a ipotesi di violazione della privacy collettiva. Criticare Google attraverso una disamina della sua storia, la decostruzione degli oggetti matematici che lo compongono, il disvelamento della cultura che incarna significa muovere un attacco alla tecnocrazia e alla sua pervasività sociale.

Feedburner rigging parte 2

Tempo fa scrivevo di un effetto collaterale di Tor quando viene usato come proxy per il proprio aggregatore di feed: poiché Tor rinnova i circuiti ogni 10 minuti circa, le interrogazioni del feed avvengono ogni volta da un indirizzo IP diverso.

Ho fatto varie prove nel corso delle settimane, usando come feed cavia quello di Nazione Indiana, che ho modo di controllare a fondo. Sia con l’impostazione di default (controllo del feed ogni ora) che con una impostazione più aggressiva (ogni 10 minuti) del mio aggregatore (Liferea), il numero dei lettori via Liferea rilevato da Feedburner è solo di una quindicina.

Dato che c’è sicuramente qualche altro lifereiano in giro, deduco che l’effetto Tor su Feedburner è trascurabile.

Gestire i fornitori di web hosting

Leggo tramite le discussioni di BlogBabel che svariati blogger italiani sono insoddisfatti di un fornitore di web hosting su cui tengono il loro sito. Uno per tutti: Swan, che fa capire come i rapporti tra azienda e clienti si siano ormai fortemente deteriorati.

La cosa interessante è il primo commento, dove napolux scrive che correrà subito a fare il backup, suppongo per cambiare fornitore e trasferirci il proprio sito.

Non dovrebbe essere necessario correre a fare il backup del proprio sito: il backup dovrebbe essere stato fatto regolarmente, ogni giorno, su un supporto esterno al fornitore, in modo automatico. Se non fosse così, ci si troverebbe in balia del fornitore.

Di questa vicenda infatti non mi interessa il nome del fornitore galeotto, né come si dovrebbe gestire la comunicazione coi clienti. Se un servizio funziona male e non si riesce a risolvere i problemi ragionevolmente, si cambia fornitore: per farlo bisogna avere una posizione forte, con il pieno possesso dei propri dati. Se bisogna affannarsi a salvare una copia di tutto all’ultimo momento, forse è meglio fermarsi a riflettere.

P.S.: Mi è capitato in passato di avere problemi con il fornitore di hosting con un altro sito che gestisco, capisco qundi lo stato d’animo dei blogger coinvolti. Alla fine ho cambiato fornitore, ma al momento più adatto a me, non immediatamente sull’onda dell’insoddisfazione.