It looks like something that ships with Ubuntu doesn’t work with the C1100 & the source file Epson-ALC1100-filter-1.2.tar.gz doesn’t work with ubuntu (well I can’t get it to work). However the redhat rpm’s DO work if they are converted to deb’s & installed. This is what I did to get mine working.
#1 Install the dependencies (this is important, if you don’t do this it won’t work)
Just double click on EACH of these links, that will invoke the Gdebi package installer & install the files.
Then install the printer normally using System > Administration > Printers (AKA system-config-printer) & hopefully you will be printing happily in seconds:)
For Turbo/RedHat/Fedora (Epson-ALC1100-filter-1.2-0.i386.rpm)
For Turbo/RedHat/Fedora (Epson-ALC1100-filter-cups-1.2-0.i386.rpm)
then from a terminal run
[CODE]
sudo alien Epson-ALC1100-filter-1.2-0.i386.rpm[/CODE]
[CODE]sudo alien Epson-ALC1100-filter-cups-1.2-0.i386.rpm [/CODE]
Then install the printer normally using System > Administration > Printers (AKA system-config-printer) & hopefully you will be now be printing happily:)
Gianni Biondillo su Nazione Indiana a proposito dell’attore civile Giulio Cavalli:
C’è un giullare dalle parti di Lodi che si chiama Giulio Cavalli. Fa una cosa che non dovrebbe fare: teatro civile. Parla di Resistenza, di G8, parla del disastro aereo di Linate e da un po’ di tempo, soprattutto, parla di mafia e di mafie. Fa nomi e cognomi. A Teatro. Li fa a Milano, li fa a Gela.
Errore! I nomi non si fanno, non è elegante. Qualcuno poi si arrabbia e te la vuole far pagare. Così è: Giulio Cavalli ha subito minaccie mafiose e vive sotto un programma di protezione dallo scorso anno. Solo che lui è cocciuto e continua a fare i nomi e i cognomi. Ci dice cose che non vogliamo sentire: tipo che la ‘Ndragheta non è mica roba di montanari calabresi. È roba di gente che fa affari a Milano. Insieme ai casalesi e a tutta la solita cricca.
È che i politici milanesi non amano sentir parlare di mafia a Milano quando hai un Expo da organizzare. Ma Giulio insiste, giullare cocciuto.
Dunque vi chiedo di ascoltarlo, di seguire il suo sito, di cercare in rete le sue Radio Mafiopoli, di andarlo a vedere a teatro. Di non farlo sentire solo. È la solitudine, la terra bruciata attorno al proprio lavoro, l’inizio della fine per una voce come la sua. Che non sia una voce nel deserto, ve ne prego.
Vi allego qui di seguito un suo pezzo. G.B. Leggi il seguito su Nazione Indiana
In sostanza hanno eliminato del tutto la somministrazione di propri banner pubblicitari in sostituzione di quelli filtrati, una cosa ottima che elimina il fastidio delle loro interferenze pubblicitarie (per quanto etiche) e semplifica la comprensione del servizio, il suo “patto con l’utente”: via la pubblicità e il tracciamento di terzi, col DNS, e basta:
contrariamente al Business Plan iniziale _non erogheremo più banner_ di alcun tipo: il plan è stato modificato e la versione Community è ora libera e non soggetta ad alcun tipo di banner. Ciò significa che NON serviremo banner di FoolDns e/o di altre aziende “etiche” ma che semplicemente oscureremo i sistemi di tracciamento. Punto.
Hano poi sviluppato un servizio a pagamento più sofisticato e, apparentemente, interessante:
Questa modifica nei nostri piani imprenditoriali ha portato alla creazione di un servizio “FoolDns Business” che fornisce alle aziende oltre al sistema anti profilazione anche e soprattutto sistemi di creazione policy di navigazione, customizzazione delle liste e reporting in linea con la normativa sulla Privacy e le Raccomandazioni del Garante: i proventi di tale servizio alimenteranno ulteriormente il servizio Community. Se desideri maggiori informazioni puoi dare un’occhiata alle pagine dedicate: http://fooldns.com/b .
Il mio giudizio migliora leggermente, ma restano i punti critici di cui essere, come minimo, consapevoli:
manipolazione del traffico DNS (ovvio), anche se migliorato dall’assenza di banner;
profilazione (sistema DNS centralizzato vs. disegno originale DNS decentrato e distribuito)
single point of failure (ma sembra che il servizio stia reggendo e scalando abbastanza bene)
Stavo pensando alla ricetta di salmone affumicato al tè di Sara Maternini in “San Valentino: cosa cucino?” pubblicato da Simplicissimus , ed ho recuperato una ricetta analoga, di Scott Hallsworth in The Japanese foie gras project edito da Rougié.
Tea smoked foie gras with salmon tataki and wasabi
[...]
For the smoke mix:
80g uncooked rice
80g apple wood chips (small cut chips, not sawdust)
20g green tea powder (matcha)
[...] then smkoke the foie gras. To do so, set a wok over a medium-high heat, and tip in the raw rice and the wood chips. Stir constantly until the wood starts to smoke. Once it is smoking steadily, remove from direct heat, pour in the tea powder and shake to spread it evenly. Put a perforated rack with the foie gras over the chips, and cover immediately. Allow to smoke for 2 1/2 minutes, then remove the foie gras from the rack, transfer to a clean tray and allow to cool.
Ci sono delle differenze e delle analogie: intanto viene usato il legno di melo (improponibile in una ricetta da fare in una casa italiana), poi l’affumicatura avviene a bassa temperatura e per poco tempo (del resto il foie gras è delicatissimo), mentre nella ricetta di Maternini il salmone vien fatto proprio cuocere. Infine, si usa il matcha, che è un te verde in polvere molto delicato ed erbaceo.
Simplicissimus ha pubblicato “San Valentino: cosa cucino?” di Sara Maternini, un piccolo menu per una cena in due commentato e spiegato passo passo.
Il librino è semplice, elementare e divulgativo – for dummies – per chi volesse iniziare a cucinare cose buone senza spendere né lavorare troppo. Il pretesto romantico non tragga in inganno, la cena è buona anche tutto l’anno.
Mi ha però lasciato perplesso la ricetta del salmone affumicato al tè verde:
richiede un etto di tè senza specificare quale, mentre di tè “verdi” ce ne sono decine di tipi con profumi, aromi, risultati e prezzi diversissimi;
prevede di bruciare lentamente il tè insieme a riso e zucchero, che a parte il fumo in cucina dubito possa conferire al pesce un aroma particolare di tè, semmai di bruciato; il tè (e quello verde in particolare) tradizionalmente non si brucia né si fuma, ma al limite si tosta leggermente durante la lavorazione per poi farne una infusione in acqua bollente;
per aromatizzare del salmone col tè, meglio la cottura al vapore con delle foglie di lapsang souchong nell’acqua, secondo me.
Nonostante tutto, una degna iniziativa di alfabetizzazione culinaria.
Andrea Inglese su Nazione Indiana propone la lettura di Ilan Pappé e Raya Cohen, molto interessante la discussione nei commenti: Finestre su Gaza;
Naomi Klein: Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni (su Nazione Indiana, Megachip, Lipperatura); interessante l’intervento di Wu Ming 1 nei commenti a Lipperatura.
Quello dell’illuminazione della bicicletta è un tema molto sentito.
In Svizzera, la polizia, l’Ufficio Prevenzione Infortuni, la SUVA e anche le scuole cercano di sensibilizzare i ciclisti all’utilizzo delle luci per rendersi visibili.
Eppure tanti continuano ad andare in giro sprovvisti.
Ma perché mai? Veloplus ha realizzato un breve filmato di 4 minuti che mostra cosa vedono gli automobilisti che di notte procedono a 50 km/h.
Guardatelo e non circolerete mai più senza luci!
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