Fan o bagarini? Comprare biglietti sul mercato parallelo

Una persona cara è venuta a Milano dalla Spagna, nostra ospite per il recente concerto di Neil Young. Più di un mese e mezzo fa, appena confermata la data del concerto milanese, questa persona ha cercato in (quasi) tutti i modi di acquistare un biglietto di entrata per il concerto, senza riuscirci.

Fin dai primi giorni, niente biglietti sul sito dell’organizzatore, su quello del teatro degli Arcimboldi, niente presso le prevendite abituali e i circuiti di vendita internazionali. Alla fine ha cercato sul “mercato parallelo” ed ha comprato un biglietto a 156 euro (60 euro il prezzo ufficiale di vendita). Quando me l’ha detto, ho pensato che si fosse recato nei bassifondi della sua città a contrattare con uomini panzuti e la sigaretta pendula, scambiando banconote nella penombra, invece ha fatto tutto da casa, con la carta di credito, tramite un rispettabile intermediario detto Seatwave.

Pensavo che rivendere i biglietti di un concerto a maggior prezzo non fosse legale, e invece evidentemente mi sbaglio e c’è una rosa di società che fa esattamente questo alla luce del sole e per di più offrendo delle tutele a chi compra e a chi vende. Vediamo un po’:

Wikipedia in Italia descrive il bagarinaggio come l’acquiso in blocco dei biglietti di un evento da parte di un bagarino, e la rivendita a prezzo maggiorato. La pratica è legale se i biglietti sono di origine lecita. La voce corrispondente in inglese – Ticket resale – è più estesa e cita anche legislazioni in cui ciò è illegale, il problema del libero mercato nella determinazione dei prezzi, le misure alternative di vendita.

Concerti e spettacoli sono eventi a numero chiuso e a scadenza: il valore di un bliglietto aumenta progressivamente all’avvicinarsi della scadenza, per poi calare dall’inizio dello spettacolo e azzerarsi naturalmente al termine. L’interpretazione corrente data dalla voce di Wikipedia sostiene che lo scalping è un fenomeno di assegnazione del vero prezzo di mercato e viene incontro a un’esigenza nata dalla scarsità dei biglietti. I critici della rivendita parallela di biglietti sostengono che essa interviene sul prezzo, ma non sulla distribuzione, e citano soluzioni diverse, come il sorteggio, per offire al publico un’equa opportunità di assistere ad un evento.

Seatwave è un gruppo di società (in Italia, Spagna, Regno Unito, Olanda e Germania) che si presenta come luogo di scambio di biglietti da fan a fan. Il loro sito internet permette sia di vendere biglietti che di acquistarne e si basa su un sistema di pegno (escrow) via corriere espresso, per cui l’acquirente paga in anticipo la società per avere il biglietto, e il venditore riceve lo sblocco del pagamento solo se il biglietto è stato davvero consegnato. A quel che si legge sul loro sito, Seatwave quadagna una commissione sia dal venditore che dall’aquirente, oltre a recuperare le spese di spedizione, e oltre alla valuta dei pagamenti.

Il servizio offre alcune garanzie di rimborso per il principale problema dei biglietti acquistati da fonti incerte, i biglietti contraffatti o comunque non validi. E’ curioso, per me, notare che a differenza dei siti di aste (eBay), dove il venditore ha una sua “identità” e una reputazione basata sulle precedenti transazioni (e un URL che corrisponde a un negozio) , Seatwave nasconde parzialmente l’identità di cliente e venditore fino a dopo l’acquisto (non è possibile sapere da chi stai per comprare prima di avere pagato) basando l’intera relazione di fiducia sulla reputazione di intermediario sell’azienda stessa.

L’obiezione principale alla rivendita parallela dei biglietti è quella di cartello per manipolare i prezzi. Se i biglietti di un evento sono acquistati in blocco (anche con tecniche legali) fino ad esaurirli del tutto, si crea una scarsità artificiale e un monopolio del venditore che imporrà al mercato il costo della sua intermediazione. Purtroppo la documentazione di Seatwave, molto completa quando descrive come vendere occasionalmente singoli biglietti di singoli privati cittadini, non spiega se l’azienda ha una regola per chi eventualmente mette sul mercato grandi quantità di biglietti, o se siano previste norme particolari per venditori abituali. Forse ho letto male e qualcuno può correggermi.

Mi piacerebbe saperne di più.