Chengdu

Giugno 2004

Per la prima volta, giovedi scorso ho messo piede a Chengdu, Sichuan. E’ una città che conta i suoi bei 3 – 4 milioni di abitanti (la regione supera gli 80 milioni). Si trova più o meno al centro della Cina, a metà strada tra Shanghai e Lhasa. Il posto è principalmente famoso per la sua cucina piccante.

Detto questo, devo raccontarvi come al solito le mie curiose avventure.
Tutto ha avuto inizio lo scorso dicembre 2003, quando a Shanghai incontro Liu Yin. E’ una ragazza shanghaiese di Chengdu in visita a Shanghai per cercare nuovi prodotti alcoolici da vendere a Chengdu. Con il mio proverbiale charme la convinco a buttarsi sulla Skyy Vodka, e non voglio qui ripetermi nell’ormai leggendario racconto della lambada scatenata in cui ci lanciammo al Baby Face di Maoming Nanlu.

Fattosta.

Fattosta che da Dicembre a Maggio, la città di Chengdu inizia a consumare SKYY VODKA. Seimila bottiglie, per la precisione. Con il mio fiuto sherlocchiano, decido che forse è ora di fare una visita alla città.
Senonché ancora una volta la visita alla città si rivela un tour dei suoi bar e dei suoi bordelli, tanto che se non potessi contare sulla vostra completa fiducia – e voi sulla mia più sincera buona fede – si potrebbe travisare la natura stessa dei miei viaggi.

E quindi.

E quindi il mio racconto di Chengdu è il racconto della sua vita notturna, con un apice – The Empty Bottle – un posto che svela nel suo nome sia la natura del business, che la ragione del suo successo con Skyy Vodka (e in ultima analisi, anche la causa che non mi permette di ricordare quali altri posti abbiamo visitato quella sera).
All’Empty Bottle ci sono almeno duecento tavoli, tutti costantemente occupati dalle sette di sera alle quattro del mattino, dal lunedi alla domenica, con gente che beve al 40% Chivas Regal con il té verde (té verde zuccherato e in bottiglia, non quello che si spara Livio nelle sue estasi ascetiche), 40% birra, e 40% Skyy Vodka con acqua tonica e/o succo d’arancia (anch’esso in bottiglia, non fresco). (gente che beve al 120%!!!)

Ragazzi, ragazze sembra di essere in una birreria di Riccione, anche se non sono mai stato a Riccione e soprattutto dubito che a Rikkione si possano trovare quattro ragazze che chiaccherano in cinese scolandosi Chivas/Green Tea a manetta.

I miei incontri della sera.

I miei incontri della sera includono svariati barmen, ognuno deciso a dimostrarmi le sue capacità mixatorie, innumerevoli ganbeisti (cin-cin-natori diremmo in italiano), ognuno desideroso di scolarsi dell’alcool in compagnia di un italiano. Quanche laowai, compresa una americo-napoletana che mi voleva trascinare sulla pista da ballo (
). Il cantante del locale – con cui in effetti avevo precedentemente cenato ignorando che lui fosse il cantante del locale. Vari bar managers, pr managers che mi offrivano stanze ktv (=karaoke) all’ultimo grido, promotrici scheletriche in abiti skyy vodka non pensati per loro. Ben prima delle dieci, avevo superato il mio limite alcoolico (12 skyy tonic: non che io non possa bere di più, il fatto è che dopo dodici bicchieri a: non mi fermo più : non conto più).

La storia.

La storia che vi sto raccontando corrisponde finora ad innumerevoli altre che vi siete sorbiti in questi ultimi tre anni e mezzo, basterebbe cambiare il nome della città ed il gioco è fatto, non è vero?
Ma invece una storia da raccontare questa volta c’è, perché si dà il caso che innanzitutto tutti a Chengdu si interessino di calcio, poi che in questi giorni siano in corso i campionati europei di calcio e che gli incontri siano trasmessi in diretta a mezzanotte e alle tre dalle tv locali, infine che Skyy Vodka per motivi non molto chiari (mai pagato un kuai!) sia lo sponsor delle trasmissioni di calcio della televisione di Chengdu. Il che significa che quando i commentatori chengdunesi intrattengono i tifosi prima delle partite e tra il primo e secondo tempo, Skyy Vodka è la bevanda che si scolano (cominciano a piacermi, questi chengdunesi ).

Ora.

Ora, durante la cena con quello che poi scopro essere il cantante dell’Empty Bottle, si era scherzato parecchio su donne e mogli, ed io – a fronte della mia scelta italiana – avevo tradotto agli astanti il famoso proverbio – mogli e buoi – tra un insperato e sorprendente tripudio di risate e consensi. Per rendere il racconto più accessibile, ho attribuito il proverbio al mio povero nonno. Succede però che il cantante è anche l’ospite della trasmissione notturna di calcio. Cosicché il mio racconto viene a mia insaputa ripetuto in diretta televisiva dal cantante stesso, e il mio povero nonno diventa all’istante l’italiano più famoso del Sichuan, e una fonte di saggezza popolare.

Se quindi.

Se quindi un giorno andrete mai a Chengdu, Sichuan, e tra una Skyy Vodka e l’altra vi racconteranno di “donne e buoi”, beh, limitatevi a dire che < > così avrete via libera per le bellezze ( ) locali senza contraddire il detto del mio povero nonno.

Ciao
Maike