Un nuovo Mediterraneo dell’energia rinnovabile

Beppe Caravita racconta del progetto Encouraged per produrre energia elettrica, idrogeno e acqua potabile a partire dal solare, ridisegnando i rapporti e le ricchezze nel Mediterraneo.

Il progetto non è altro che il ridisegno della mappa energetica di due continenti: Europa (verso est) e Europa verso Africa.

La parte più innovativa, e visionaria, riguarda i corridoi mediterranei dell’idrogeno.

Uno dei padri di Encouraged è Carlo Rubbia, il Nobel per la fisica, mente abituata a pensare in grande, che è stato costretto a scappare dall’Italia a causa (a prima vista…) dei soliti piccoli burocrati e piccoli politici (conservatori). Ma che è (guarda caso) riparato in Spagna, l’altro polo mediterraneo di Encouraged.

Rubbia ha messo in pista all’Enea due progetti chiave: il solare termodinamico ad alta efficienza (su misura per il deserto) e lo studio (a buon punto ormai) di processi elettrochimici (con catalizzatori nanostrutturati) per la separazione dell’acqua, a temperature di 400 gradi (quelle di Archimede) in ossigeno e idrogeno.

In pratica: un ciclo che serve a costruire un sistema solare capace di dissalare acqua di mare e ricavarne idrogeno, trasportabile tramite idrogenodotti o navi gasiere.

Assolutamente da leggere per capire cosa succederà nel 2007.

I più popolari indiani del 2004

Continuo coi pezzi più letti su Nazione Indiana. Questa volta ecco i 10 pezzi dell’anno 2004 più letti durante il 2006:

sono quasi tutti di Roberto Saviano, materiale che è spesso poi confluito in Gomorra. L’ultimo articolo conferma la popolarità del piccante e del sesso, anche in un blog letterario.

  1. Vi racconto di Marano e dei due compari. Storia di camorra politica nell’Italia dimenticata. di Roberto Saviano. 1273 unique views 1414 pageviews
  2. La brillante carriera del giovane di sistema di Roberto Saviano 910 unique views 962 pageviews
  3. Annalisa. Cronaca di un funerale di Roberto Saviano. 806 u.v. 891 pv
  4. La città di notte di Roberto Saviano 784 u.v. 897 pv
  5. Pandori e moda. La camorra spa. di Roberto Saviano. 664 u.v. 724 pv
  6. Giancarlo Siani di Roberto Saviano. 532 u.v. 562 pv
  7. L’odiatore di Roberto Saviano. 501 u.v. 547 pv
  8. La bugia perenne. Ricostruzione del rapimento di Simona Pari e Simona Torretta di Roberto Saviano 437 u.v. 471 pv
  9. L’infinita congettura di Roberto Saviano 409 u.v. 454 pv
  10. Le parole che mancano: appunti per uno studio linguistico dei film pornografici di Francesca Serafini. 332 unique views 349 pageviews

segue, se riesco, la top 10 del 2005 …

I più popolari indiani del 2003

Da una fonte segreta ho accesso al sistema di statistiche di Nazione Indiana. Quale migliore occasione per una classifica degli articoli più letti? La prendo alla lontana iniziando dal traffico negli archivi passati, a cui nessuno pensa, ma che continuano a ricevere traffico proveniente da link e da motori di ricerca.

Ecco i primi 10 articoli del 2003 letti nel 2006

  1. La parola camorra non esiste di Roberto Saviano. 992 unique views, 1136 pageviews
  2. Un sogno leghista di Roberto Saviano 765 u.v, 827 p.v
  3. Bloggers, siete peggio di Liala! di Tiziano Scarpa. 375 u.v., 454 p.v.
  4. La verità, vi prego, sul sesso: parlano gli uomini di Raul Montanari. 337 u.v., 357 p.v.
  5. Scrivere sul fronte occidentale di Antonio Moresco. 142 u.v., 157p.v.
  6. L’uomo che ride di Carla Benedetti. 142 u.v., 148 p.v.
  7. Tracce di vita (Recensione aggressiva di 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire) di Jacopo Guerriero. 138 u.v., 147 p.v.
  8. Il pianeta dei fantablog di Tiziano Scarpa. 132 u.v., 140 p.v.
  9. Questo è un sito in costruzione 121 u.v., 130 p.v.
  10. Ineffabile sfera di Achille Varzi. 118 unique views, 130 pageviews

Seguiranno, se avrò tempo, i pezzi più letti degli anni successivi.

Lo sciopero dei giornalisti

Scrive .mau. cercando di riepilogare la vertenza dei giornalisti che ha portato a tre giorni di sciopero proprio sotto le feste.

… Beh, mi chiedo se l’avere una corporazione come l’Ordine dei Giornalisti sia un vantaggio oppure uno svantaggio per la categoria. In questi anni sono spuntate svariate “scuole di giornalismo” che dovrebbero essere in teoria la strada maestra per intraprendere la professione, ma che stanno solamente creando una serie di sottoccupati; e a tutti i giornalisti che si vede che non solo sono appassionati del loro mestiere, ma cercano anche di svolgerlo al meglio si contrappongono i marchettari che preparano i pezzi a cottimo senza nemmeno sapere di che cosa stanno parlando… e non sono necessariamente precari. Così a pelle mi sembra che le preoccupazioni dei giornalisti siano reali e importanti, ma vorrei anche essere certo che le soluzioni da loro proposte non cerchino di perpetuare la loro setta, prima di schierarmi dalla loro parte. …

Interessante il primo commento di mestesso:

… C’è anche da dire che non tutti i giornalisti sono uguali, e certe tutele, che hanno un senso per garantire la libertà di informazione, mi fanno tenerezza a quei giornalisti che lavorano a “sigaro oggi” o “la bicicletta”, entrambi a libro paga degli inserzionisti.

Le riviste di moda poi…una tizia di cui non dirò ne nome ne rivista su cui appare, ha scritto tempo fa 1 articolo per recensire una acqua minerale. Oltre allo stipendio becca 1 anno di quell’acqua minerale gratis, spedita a casa con corriere. Evviva l’onestà e la deontologia…e donne che leggete il blog, lo sapete che il 99% di quello che vedete per voi appare come fuori busta delle giornaliste, e solo per quello?

Alla fine, sai cosa succederà? Che li faranno morire di inedia. Li sommergeranno di collaboratori esterni ed alla fine ingoieranno il rospo. E ci rimetteranno tutti, quelli onesti insieme ai vari puttanieri.

Solo che ai puttanieri daranno più soldi fuori busta, a quelli onesti diminuiranno invece lo stipendio, se non diventano puttane pure loro…

Mi hanno fatto pensare a questo articolo di Alessandro Bottoni che oltre ad analizzare la crisi attuale editori/giornalisti, prova a indicare una via di uscita alternativa per l’informazione:

… perchè i giornalisti professionisti non provano a svincolarsi dalla servitù nei confronti degli editori ed a cercare fortuna da soli sul mercato? La tecnologia permette di scavalcare l’editore già da diversi anni, non solo su Internet, secondo i modelli già noti del Citizen Journalism, del Videolog, dei Blog, dei Podcast e del Printing on Demand. Basta guardare a realtà come RocketBoom, BoingBoing , Arcoiris TV, Channel 9 e Lulu.com.

In alcuni casi, è perfettamente possibile per un singolo autore pubblicare direttamente ciò che produce e ricavare soldi dalla pubblicazione, attraverso la pubblicità od attraverso la vendita del servizio. La pubblicazione può avvenire sia sotto forma di sito web che di e-book in formato PDF (da evitare accuratamente i formati proprietari…) o sotto forma di file audio o video. Da qualche tempo è possibile anche la stampa su carta e la sua distribuzione presso i punti vendita (vedi Lulu.com) Il ritorno economico dipende dalla popolarità del prodotto e del suo autore come dalla capacità commerciale di chi gestisce il servizio.

Ma la cosa più interessante è che, al giorno d’oggi, sarebbe abbastanza semplice creare delle cooperative di autori/giornalisti attraverso le quali darsi una occupazione ed un reddito senza passare da un editore.

L’esempio de Il Manifesto

L’esempio più famoso di cooperativa di giornalisti è Il Manifesto. Questa testata è prodotta, da sempre, da un gruppo di giornalisti che guadagna lo stesso stipendo (1300 euro al mese per tutti, incluso il direttore responsabile) e che si divide equamente le responsabilità di gestione della testata e di produzione degli articoli.

Il Manifesto è volutamente gestito con una logica anti-commerciale e sfacciatamente politica, per cui è riuscito, negli anni, a perdere quasi tutti i lettori e ad accumulare una vera montagna di debiti. Lo stesso modello aziendale, implementato da gente meno coinvolta in discorsi politici potrebbe facilmente dare delle discrete soddisfazioni economiche.


Giornalisti alle strette

Le scimmie su Wikipedia

Scrive Loredana Lipperini del libro Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia di Dario Voltolini. Sono 100 brevi pezzi pubblicati a puntate su Nazione Indiana nel 2004-2005 e poi ripresi come libro nel 2006. L’intervista con Voltolini è interessante, specie quando sottolinea il carattere centrale e aperto dello scrivere in rete, e quando identifica i punti di forza del libro rispetto al web:

Il passaggio alla carta stampata non è affatto obbligato: i testi in rete hanno la stessa dignità dei testi cartacei. Si tratta di differenze importanti ma non sostanziali, quali il pubblico, la qualità di resa tipografica, la distribuzione, l’apparenza come oggetto, la vendibilità, il giro di danaro, le traduzioni: cose che fanno la differenza, ed è una differenza grande. Ma non sostanziale. Direi anzi che oggi è obbligato il passaggio inverso, cioè quello dalla carta stampata alla rete.

La cosa interessante è che il link fornito per leggere i pezzi delle Scimmie in Nazione Indiana proviene quasi certamente dalla pagina Wikipedia su Voltolini. Il che conferma quanto sia importante curare la completezza e la qualità delle informazioni presenti in Wikipedia sui temi che ci interessano.

Il giornalismo italiano e l’Islam

Su Nazione Indiana Roberto Santoro, in una serie di articoli di quest’estate, analizza come il giornalismo italiano affronti l’islam e gli aspetti geopolitici legati sia alla presenza di molte religioni in Italia, sia alla presenza militare italiana in Iraq. Molto lucido e attento nell’osservare l’evoluzione dell’argomentazione sull’islam da parte dei giornali della destra.

  1. Il giornalismo cazzuto pezzo di apertura che introduce il tema del giornalismo aggressivo, servile e spregiudicato.
  2. Il trust orientalista l’idea di oriente nella campagna militare di Foglio, Giornale e Libero
  3. Il fante atlantico i reportage di guerra di Gian Micalessin
  4. Un giornalista giusto su David Frum e le teorie della guerra preventiva per esportare democrazia
  5. Il manager religioso imperdibile saggio su Massimo Introvigne, studioso di sette e teorico neoconservatore
  6. Reportage dall’inferno su Cristina Giudici, un percorso questa volta da sinistra
  7. La mafia islamica Granzotto, ferrara, facci e Crippa sull’idea consolatoria che la mafia possa essere nata dalla dominazione araba di Sicilia
  8. indice e fonti

Santoro è anche un assiduo commentatore su quel blog, anche se, probabilmente per la natura immediata ed estemporanea dei commenti, meno lucido e comprensibile. Comunque uno stimolo.

Ancora ex negozi come abitazioni

La vetrina dell’immobiliare che vendeva il bilocale su 3 livelli loft ex negozio si è arricchita di almeno altri cinque negozi ristrutturati in vendita come normali abitazioni. Mi vien da pensare che:

  1. c’è chi è disposto a comprare a prezzi piuttosto alti delle abitazioni al piano strada, con tutti i disagi di rumore, inquinamento, sguardi in casa e sicurezza che può avere la vetrina di un negozio trasformata in finestra di abitazione.
  2. le piccole attività commerciali che occupavano due o tre luci su strada ora stanno morendo tutte, e non se ne trovano di nuove a cui affittare o vendere lo spazio: in città le strade stanno morendo.