La politica nella blogosfera italiana

Giuseppe Veltri ha pubblicato uno studio sul rapporto tra blogger italiani e politica. Lo studio si vende solo online come pdf da scaricare dopo aver pagato qualche decina di euro (45 o 85 per le versione basic e pro).

Sono curioso di conoscerne i dettagli (ma non abbastanza da sganciare 85 euro), e soprattutto di capire se la decisione di distribuire lo studio solo a pagamento online funzionerà, in termini di circolazione e di remunerazione per l’autore.

Qui il comunicato stampa de La politica nella blogosfera italiana(pdf).

Veltri lo si può leggere anche su Nazione Indiana con un pezzo sugli effetti sociali delle ecografie prenatali, e qui a proposito delle genuflessioni papiste di Giovanni Lindo Ferretti.

Blog italiani e validità XHTML

Il Tao dei blog pubblica una tabella per confrontare la validità formale del codice xhtml di una manciata di noti blog italiani. Cascano tutto molto male, eccetto alcuni che usano wordpress e che collezionano comunque 20 o 30 errori. Monsterlippa non c’è, ma segna 16 errori sul validatore del W3C: poco, wow! In realtà dipende da due cose:

  • gli errori nel tema di wordpress utilizzato, che nel mio caso qui è il più recente default, e
  • gli errori all’interno degli articoli, come link malformati, formattazioni spurie e così via

Ad esempio Nazione Indiana, che usa la stessa versione 2.0.6 di WordPress, ma un tema diverso, vecchio e rimaneggiato, ha 26 errori di validazione che dipendono sia dal tema, sia dai pezzi pubblicati, come si può leggere. Curiosamente non vengono considerati alcuni errori di formattazione che accadono quando l’autore incolla i suoi articoli da MS Word, che producono pezzi non rispondenti allo stylesheet e spesso con tag malformati o non chiusi. Questo pezzo Finta Plastica ne era un esempio, prima che venisse corretto.

L’idea di considerare la rispondenza agli standard e la validità W3C di un blog all’interno di una classifica come Blogbabel è molto interessante. Serve a premiare chi investe nella qualità tecnica del suo blog, ma al contempo dice molto poco sulla popolarità di un sito. Come si legge nei commenti all’articolo del Tao dei blog, siti ad alto traffico come BoingBoing hanno un numero impressionante di errori, mentre dico io che siti come Monsterlippa, ben messi quanto a validità, restano insignificanti.

Server a gambe all’aria

Nazione Indiana da ieri è più spenta che accesa, il loro server va a singhiozzo. In questo bailamme Gianni Biondillo è anche riuscito a pubblicare un pezzo sul cinema a Quarto Oggiario. Ma come avrà fatto con il sito a singhiozzo e il database asmatico? Più che una previcace insistenza penso che abbia avuto semplicemente fortuna.

Biondillo l’ho letto anche su EPolis Milano, un pezzo un po’ minimo dove racconta di non aver fatto niente durante le ferie, invece di lavorare come tutti i bravi milanesi. Ma io so che non è così!

Aggiornamento del 13 gennaio: pensavo i giorni scorsi che se i membri di Nazione Indiana riuscivano nonostante tutto a pubblicare pezzi (come questo, corredato di foto che contro ogni logica sono riusciti a caricare), pur col server azzoppato e i dns propagati a metà, questo significa che sono degli ottimisti resistenti alle avversità. Forse non vedere i problemi permette anche di superarli d’un colpo solo.

Aridalli a Giovanni Lindo Ferretti

Dopo il successo (si fa per dire) di demenziali commenti al pezzo su GLF qui in monsterlippa, vi segnali due interessanti analisi della sconcertante conversione papista del nostro musicista e cantante:

Il primo parafrasa il “moriremo democristiani” in Morire cristiani, la parabola di Lindo Ferretti di Giuseppe Veltri, che in conclusione osserva:

Certo e’ che sapere che da fedele alla linea sia diventato fedele alla Chiesa, la dice lunga su quanto ci siano persone che necessitano di “pensiero forte” per poter trovare un senso alla loro vita. Venendo a mancare una scuola di pensiero forte, si muovono molto spesso verso l’altra.

Il secondo articolo è una recensione di Andrea Tarabbia al libro Reduce di GLF: A chi si genuflette Lindo.

Tarabbia inizia con dei rilievi sulla scarsa qualità della scrittura di Ferretti in questo libro, farfugliata e omertosa:

È un libro scritto senza un disegno, senza un piano, e francamente credo che anche il suo autore avrebbe qualche difficoltà a spiegarne l’argomento e il fuoco. […]
si perde tra le parole che egli stesso elogia, e dà vita a una prosa confusa, che vuole essere lirica e raramente ci riesce. Inoltre non parla, mai, dei CCCP e dei CSI.

Si chiede poi che senso abbia il titolo del libro:

Reduce da che? Tutti i reduci parlano di quello che è stato, della cosa nei confronti della quale si sentono e sono reduci. Ferretti no, o almeno non fino in fondo. Questo era e doveva essere un libro dovuto, dovuto alle migliaia di persone per le quali Ferretti e Zamboni hanno contato qualcosa, era l’occasione per fare il punto della situazione presente e il bilancio di quella passata, e questo era, inoltre, ciò che il titolo italiano prometteva. Ne è venuta fuori un’operazione di riduzione, di cernita e di scarto, dove a essere scartato è tutto quanto Ferretti (e con lui noi) è stato in un periodo della vita che ha il diritto di rinnegare ma non di dimenticare.
Invece, soprattutto dopo il capitolo dedicato a Israele e alle visite al Santo Sepolcro, Reduce diventa sempre più una sorta di predica moraleggiante, ultracattolica e conservatrice:

La conclusione è la stessa di Veltri, e non mi sorprende:

Ecco dove, allora, secondo me il Reduce, italiano o inglese poco importa, fallisce: nel non accorgersi, o nel rifiutare di farlo, che quella di oggi non è altro che una nuova e parimenti radicale declinazione di un principio vitale e innegabile: la volontà di genuflettersi, di avere qualche cosa che sta sopra a cui riferirsi e a cui demandare. Che si tratti di Brežnev o di Benedetto non è che contingenza.

Delle genuflessioni di Ferretti si discute ferocemente anche in questo post su Nazione Indiana, nella colonna dei commenti, dove roberto aka robertologo ne fa una curiosa apologia.

I più popolari indiani del 2005

I pezzi del 2005 letti nel 2006 su Nazione Indiana sono più vari degli anni precedenti, come autori e come temi:

  1. Io so e ho le prove di Roberto Saviano 6537 unique views 7598 pageviews
  2. Tecniche di suicidio di Sergio Garufi 2929 u.v. 3243 pv
  3. A Gamba Tesa. Etica del Pompino e perché non sarà mai un’arte nonostante Houellebcq Del maestro effeffe 2327 u.v. 3860 pv
  4. Quarto Oggiaro è un luogo comune di Gianni Biondillo 1540 u.v. 1733 pv
  5. Super santos, pali e capistazione di Roberto Saviano 1420 u.v. 1573 pv
  6. Il matriarcato di Roberto Saviano 1146 u.v. 1256 pv

  7. Busi, l’infanzia rubata (e la censura) di Aldo Busi 1141 u.v 1464 pv
  8. Boss e poeti di Roberto Saviano 969 u.v. 1065 pv
  9. A cena (e a colazione, se possibile) con Eva di Giovanni Choukhadarian 933 u.v. 1147 pv
  10. Grazie, Di Canio di Raul Montanari 805 unique views 890 pageviews

Non resta che la classifica del 2006, gli articoli più letti, i migliori o solo più controversi.