Milano da morire

A Milano si muore di aria inquinata, e gli amministratori pubblici tolgono a ogni milanese due anni di vita:

A Milano si muore della gestione politica della cosa pubblica, gestione oculata, sempre sul confine della legalità, e sempre piegata all’interesse privato di peculiari lobby economiche.
A Milano un problema che attanaglia tutte le metropoli europee, il traffico, non viene affrontato con il cipiglio del politico di razza che prende scientemente decisioni impopolari, potenziando cioè il trasporto pubblico e riducendo visibilmente il traffico privato, ma diventa un’occasione per traforare come un gruviera il sottosuolo pubblico per la costruzione di invasivi parcheggi privati indifferenti al contesto, con casi paradossali di rampe d’uscita che sbucano di fronte alle vie di fuga di una scuola pubblica; parcheggi non pertinenziali, ben inteso, quindi per ogni ingegnere del traffico che si rispetti, puri attrattori di traffico. Ma la spartizione della grande torta degli appalti, spartizione che accontenta tutti, sia cooperative edili in odore di sinistra sia imprese orbitanti alla destra estrema, passando per la lobby che più ha definito lo spirito milanese di questi anni, Comunione Liberazione, la spartizione della torta, dicevo, è di tale portata (e qui gli autori con metodo tassonomico non si risparmiano in cifre e riscontri) che il disagio dell’intera cittadinanza che ha visto crescere e non diminuire la tenaglia del traffico, è un sacrificio assolutamente accettabile. Cittadini come carne da macello.

Gianni Biondillo su Diario della settimana del 8.06.2007 recensisce Milano da morire di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa, Bur, 2007, 556 pagine.

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