Siamo tutti Saviano?

Helena Janeczek su Nazione Indiana a proposito di Roberto Saviano:

Nessuno prima d’allora era arrivato a mostrare soprattutto questo, a far pervenire soprattutto questo come messaggio, a dirti:”non chiederti principalmente se Totò Riina si è baciato o meno con Andreotti”, ma domandati piuttosto chi costruisce casa tua, come vengono raccolti i pomodori con cui fai la salsa, dove e come vengono smaltiti i rifiuti che butti nel bidone dell’immondizia”.
Non erano cose di cui si interessava il lettore comune o il pubblico dei media, non erano nemmeno cose che sembravano riguardare da vicino i cosiddetti intellettuali, inclusi quelli impegnati. Pasolini probabilmente ha pagato con la vita il suo lavoro su Petrolio e il suo “Io so” che riguardavano comunque grandi intrecci fra politica e interessi multinazionali, non il subappalto del piccolo cantiere, non la proprietà di una pizzeria, non il racket subito dal negoziante. In breve: non il nostro quotidiano.
Su tutto questo c’è stata una sensibilizzazione che forse è l’inizio di qualcosa che cambia. I giornali non danno solo quell’attenzione a camorra e Casalesi di cui prima godevano solo i mafiosi siciliani (e comunque, per qualsiasi motivo, è preferibile essere informati su due organizzazioni criminali piuttosto che su una sola), ma concedono uno spazio prima impensabile a questioni come le mani dell’ndrangheta sui lavori per l’Expo di Milano (vedi gli articoli su “Corriere” e “Stampa”).