Guida all’ingegneria societaria: il caso Ikea

Un interessante articolo dell’Economist stamane sulla struttura del guppo Ikea, sul ruolo di controllo dellla famiglia Kamprad tramite una società no-profit (sic) olandese, sui metodi continuare a pagare meno tasse pur estraendo profitti.

IKEA – Flat-pack accounting – May 11th 2006

Alcuni brani dall’articolo:

The parent for all IKEA companies—the operator of 207 of the 235 worldwide IKEA stores—is Ingka Holding, a private Dutch-registered company. Ingka Holding, in turn, belongs entirely to Stichting Ingka Foundation. This is a Dutch-registered, tax-exempt, non-profit-making legal entity

If Stichting Ingka Foundation has net worth of at least $36 billion it would be the world’s wealthiest charity.

Dutch foundations are very loosely regulated and are subject to little or no third-party oversight. They are not, for instance, legally obliged to publish their accounts.
Under its articles, Stichting Ingka Foundation channels its funds to Stichting IKEA Foundation, another Dutch-registered foundation with identical aims, and which actually doles out money for worthy interior-design ideas. But the second foundation does not publish any information either.

The IKEA trademark and concept is owned by Inter IKEA Systems, another private Dutch company, but not part of the Ingka Holding group. Its parent company is Inter IKEA Holding, registered in Luxembourg. This, in turn, belongs to an identically named company in the Netherlands Antilles, run by a trust company in Curaçao.

in 2004 the Inter IKEA group collected €631m in franchise fees and made pre-tax profits of €225m. This profit is after deducting €590m of “other operating charges”.

Although IKEA would not explain these charges, because its policy is not to comment on the accounts of a private group of companies, Inter IKEA appears to make large payments to I.I. Holding, another Luxembourg-registered group

Together these companies had nearly €11.9 billion in cash and securities at the end of 2004, even after I.I. Holding paid out a dividend of nearly €800m during the year. Most of this money has undoubtedly come from the collection of franchise fees. In total, these two groups suffered tax bills of a mere €19m in 2004 on their combined profits of €553m.

L’anno dell’Italia in Cina

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Il 2006 è dedicato alla promozione e al rafforzamento della presenza italiana in Cina, nei vari aspetti economici, imprenditoriali, culturali e tecnologici, con un fitto calendario di eventi e l’impegno di figure di primo rilievo del mondo politico italiano: Ciampi, Fini, il Ministero cinese della cultura.

E’ in questo anno, frutto di tanto lavoro paziente, che arrivano le miopi e offensive battute del capo del governo italiano. Notare la salita dei toni:

China offended by Italian PM’s baby boiling comments (Reuters) Updated: 2006-03-29 09:16
China displeased with Berlusconi baby remarks (China Daily/Reuters) Updated: 2006-03-31 06:30
China outraged by remarks of Italian PM (Xinhua) Updated: 2006-03-31 09:12

Link: www.yidalinian.org

Hai altri articoli da segnalare sull’argomento?

Bambini bolliti

Ricevo da Toni:

“PECHINO, Il ministero degli Esteri cinese ha protestato per la frase sui “bambini bolliti” ai tempi di Mao, pronunciata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, domenica, durante una manifestazione elettorale a Napoli. “Siamo contrariati da queste affermazioni infondate – si legge in un comunicato del ministero degli Esteri cinese – Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero andare a beneficio della stabilita’ e dello sviluppo di relazioni amichevoli tra Cina e Italia”.

adesso che il pres del cons ci ha confermato che i cinesi i bambini li fanno bolliti (e se ve la siete persa leggete qui) dopo un primo momento di stupore (ma come: non piu’ fritti?) ho trovato in rete, qui: http://dust-page.splinder.com/post/7582185 questa meravigliosa ninna nanna in tema:

Bimbo alla cantonese
(la Cina è in cucina)

fate la nanna coscine di pollo
l’acqua già bolle e vi metto in ammollo
c’è la ricetta sul libretto rosso
papà pregusta goloso il suo osso

ma-o ma-o questo bimbo a chi lo do
lo darò al mio partito che ne mangia solo un dito
lo darò al timoniere che gli taglia via il sedere
lo darò alla guardia rossa che pilucca le sue ossa
lo darò a Ho Chi Minh [ variante internazionalista ]
bolli bolli bel bambin !
[ lanciandolo in aria e facendolo abilmente ricadere nel pentolone ]

Penso a tutte le aziende italiane che in e con la Cina lavorano e che si stanno mettendo le mani nei capelli.

Italiani in Cina, brava gente

Secondo Asianews pare che responsabili italiani della fabbrica di divani Decoro a Shenzhen abbiano picchiato i loro dipendenti:

Shenzhen: operai protestano contro il taglio dei salari, picchiati dal supervisore italiano

Il direttore vendite della fabbrica nega: “Incidente montato. Non è un taglio, ma una redistribuzione delle griglie salariali”. “Sono razzisti – dicono gli operai – e ci trattano come schiavi”.

Fonte: Asianews, 3 nomebre 2005

Aggiornamento da Maike stamattina:

si’ c’e’ l’articolo sul scmp di ieri.
il traffico di pelli tra qui e shenzhen e’ sempre stato molto rischioso, il mese scorso hanno condannato a morte un hk-ghese che faceva trading senza pagare le tasse, non conosco lui direttamente ma alcuni suoi dipendenti con cui lavoravo nel 1997-98. Consiglierei anche al nostro arzignanese (giangio) di fare molta attenzione. E’ chiaro che i fatti della divaneria sono delle grosse fandonie, una campagna studiata a tavolino, dovresti vedere la foto dei due tipi (quelli malmenati dagli italiani …) in ospedale col pigiamino. Il problema e’ che la ditta Italiana stava facendo un po’ di soldi, e fare profitto in Cina non e’ per niente una buona idea, soprattutto se sei un laowai.

Ciao

Aggiornamento: l’articolo del South China Morning Post.

Italian business in Shanghai

da shanghai, novembre 2004

A rendere le acque ancora piu’ torbide, e l’aria piu’ irrespirabile, si sono ora messe le regioni. Il primo fantastico precursore fu Formigoni che – pioniere tra i pionieri – apri’ Casa Lombardia in mezzo alla campagna di Pudong anni fa. Un palazzo inutile in un posto inutile, dove alcuni onesti imprenditori lombardi hanno speso un po’ dei loro soldini in cambio del nulla. Il magna magna in pompa magna continua e si espande. La Regione Emilia Romagna paga da anni un affitto esorbitante per mettere in mostra a Xintiandi (non vendere, solo mettere in mostra) i prodotti tipici romagnoli emiliani locali, e cio’ purtroppo non comprende le bolognesi. Continua a leggere Italian business in Shanghai

Terrorismo, guerriglia e consenso

Cos’è il terrorismo? Secondo l’ISTRID – Istituto Studi Ricerche Informazioni Difesa, riportato da Megachip, è:

una forma di azione violenta, tale da mettere in pericolo la popolazione civile, e quindi indurre una condizione di “terrore” diffuso così da ottenere alcuni risultati di tipo politico (per es. cambiamento di governo, sottomissione a potere esterno, separazione e autonomia regionale, ecc.). […] Continua a leggere Terrorismo, guerriglia e consenso

Oltre lo specchio in Israele

X è andato in Israele col suo compagno, dicevo, e adesso è tornato per finire il trasloco e mi dice che è contento.
“Allora, come ti è sembrata Tel Aviv?”
“Ah, una meraviglia, con quella spiaggiona e quasi niente grattacieli, una città molto vivibile! Stiamo cercando casa verso Jaffa e stiamo benone etc.”
“Eh, Tel Aviv è bella, sì. Ma nei Territori ci siete stati?”
“No, non ancora.”
“Uhm, attento a quando ci andrai. Per me fu uno choc, cambiò completamente la mia percezione di Israele e guarda dove sono finita, poi!” lo avverto ridendo.
E lui non ride, invece. Abbassa un po’ la voce, come se ci fossero degli israeliani a sentirlo, e si fa serio: “Sì, lì me lo hanno già detto tutti, all’Istituto. Che dopo essere stati nei Territori non è più possibile vedere Israele allo stesso modo. Succede a tutti: da quel momento, ti sembra tutto uno scenario. Attraversi lo specchio.”
E fa una smorfia, ché prima o poi gli toccherà e si vede che non ne ha voglia: uno vorrebbe solo stare in una bella città con una bella spiaggia.
Sarebbe bello non sapere mai cosa c’è dietro. Lo capisco.

Da Lia