Recensione Bebook Mini: un lettore di ebook

Questa settimana mi è stato recapitato il Bebook Mini e ci ho finalmente passato alcune ore leggendo. Altro tempo l’ho impiegato configurandolo e maneggiando i testi da leggere. Queste sono le mie considerazioni.

Hardware:

Si tratta dell’Hanlin V5 della cinese Tianjin Jingke. Il form factor ha alcuni anni, semplice, razionale.

Le confezioni del Mini e della custodia sono professionali, serigrafate, al livello di un sofisticato gingillo tecnologico.

Il Bebook Mini è piccolo, leggero, leggermente gommato, gradevole al tatto.

La custodia è povera, ma razionale, poco appariscente e protegge bene schermo e device.

L’ergonomia è accettabile, il dispositivo viene controllato da 14 tasti (4 sono ridondati) e una leva dinamica laterale, il tutto facilmente accessibile in posizioni che non stancano le mani durante l’uso. Nelle immagini del prodotto non avevo notato la levetta laterale, che è stata una sorpresa gradevole.

Lo schermo e-ink da 5 pollici è privo di riflessi fastidiosi, ha un colore grigio chiaro simile alla carta non candeggiata, la luminosità riflessa è adeguata alla lettura con poca luce (a letto accanto al comodino…), la definizione dei caratteri è buona, al corretto livello di zoom. L’esperienza ottica della lettura è al livello di un libro stampato in una buona edizione economica, inferiore alle raffinatezze tipografiche dei Millenni Einaudi (carta, precisione di stampa, inchiostro), ma superiore a molte edizioni economiche su cartaccia malstampata che ho in casa.

La batteria è smontabile in uno scomparto apribile, all’arrivo il Bebook va caricato per 12 ore con il cavo USB fornito.

Il Bebook Mini ha 450 MB di memoria interna e non viene fornito con schede aggiuntive. Io ho comprato separatamente una SD da 2GB (7 euro), pare tenere fino a 16 GB. Suggerisco di acquistare comunque una SD da 2GB per le operazioni di manutenzione.

Software:

Il Bebook viene fornito con un firmware di Endless Ideas che comprende DRM, interfaccia multilingue e le comuni funzioni di lettura. E’ un sistema Linux. Sul sito Mybebook si poteva scaricare una versione più recente del firmware, che risolve alcuni difetti. L’ho fatto senza problemi, scoprendo nel farlo che Endless Ideas è un’azienda confusa sul lato software (informazioni errate, mancanza di hash di integrità dei download). Per aggiornare il firmware occorre una scheda SD.

Il dispositivo viene riconosciuto senza problemi dal pc, come unità disco esterno USB. I libri si possono mettere nella memoria interna, o nella scheda SD.

L’interfaccia ha una navigazione che avviene attraverso menu, di cui si selezionano le voci numerate con i tasti da 0 a 9. La modalità iniziale è la navigazione di file e cartelle: un menu contestuale permette di accedere alle funzioni di sistema (scelta storage, impostazioni lingua etc…). Una volta scelto un libro, lo si sfoglia e sono disponibili funzioni di lettura (zoom, segnalibri…) da tasti o da menu contestuali.

La velocità di reazione è accettabile, ma le prime volte disorienta: durante la lettura il cambio pagina avviene in poco meno di 1 secondo, ma se il dispositivo è stato fermo per un po’ (di ore, ad esempio) è poco reattivo ed impiega alcuni secondi a mostrare menu, opzioni etc. Immagina un pc in pausa che impiega un po’ ad eseguire comandi. Una volta in uso la velocità torna normale e l’ho trovata più che adeguata alla mia velocità di lettura. E’ decisamente più lento di un telefono cellulare base, o di un Palm Vx che ho usato anni fa per estese letture.

La velocità di cambio pagina e le dimensioni dello schermo offrono una minore densità di informazioni di un libro stampato, dove le pagine sono più grandi ed affiancate. Le operazioni di segnalibro, passaggio da un capitolo all’altro sono lente, un po’ per la reattività, un po’ per la mancanza di abitudine (in fondo ho trascorso decenni maneggiando libri di tutti i formati, e solo poche ore con un ebook reader). Alcune funzioni, come l’indice dei capitoli e delle sezioni, dipendono da come è stato fatto il singolo ebook.

Due problemi funzionali/ergonomici:
– i due menu, di sistema (OK) e contestuale di libro (7) che generano confusione. Sono simili e diversi.
– il tasto tondo OK <- che non è mappato per il cambio pagina, pur essendo nella posizione naturale del pollice destro.

In sintesi, si ha in mano un dispositivo stranamente low-tech che costringe a concentrarsi sulla lettura (ottimo) ed offre una buona esperienza d’uso, ma come di una tecnologia agli esordi, vedi sotto.

Libri:

Ci sono moltissimi formati e differenze all’interno di un formato. Non sono riuscito a leggere dei .txt, ho letto bene i pdf di SBF, ho trovato epub ottimi e navigabili, ed altri meno.

L’esperienza d’uso cambia a seconda di come è stato realizzato l’ebook. Non si tratta solo di usare un formato (aperto, come epub), ma di avere libri composti con cura e competenza. Trovare i libri desiderati, e trovarli o trasformarli nel formato desiderato è impegnativo. C’è un mercato aperto per i tipografi digitali.

Tipo d’uso:

Ho una discreta cultura umanistica e una buona preparazione informatica. Ho vari pc in famiglia e non cerco un sostituto che faccia tutto (web, store, ebook…). Ho comprato l’ebook reader per leggere testi in formato epub che non avrei a disposizione altrimenti (opere digitali nel pubblico dominio, narrativa, manualistica IT). Non mi interessano molto i PDF, non ho intenzione di usare materiale con DRM. Il dispositivo ha un lettore mp3 che apre interessanti prospettive (audiolibri, manuali di ornitologia, corsi di lingua), ma solitamente uso pochissimo le cuffie per ascoltare musica.

Considerazioni finali:

Se non lo provi non capisci. Finché non l’hai in mano non ti rendi conto di come puoi usarlo, ed è un modo diverso da come lo immaginavo.

Il che significa che l’elemento chiave degli ebook reader non è la dotazione tecnica, ma il prezzo. Quando costano tanto da poterselo permettere senza svenarsi (e potendone comprare magari un paio in famiglia), allora è possibile esplorarne le possibilità.

Ho trovato utilissime le informazioni su questo forum, ma mi rendo conto che molte discussioni qui riguardano usi teorici ed astratti da parte di chi non ne possiede uno (come lo ero io), è indeciso e non è in condizione di lasciarsi convincere da argomenti tecnici.

Pubblicato su: http://forum.simplicissimus.it/bebook-ereader/recensione-bebook-mini/

http://forum.simplicissimus.it/bebook-ereader/recensione-bebook-mi

Affumicare foie gras con tè verde matcha

Stavo pensando alla ricetta di salmone affumicato al tè di Sara Maternini in “San Valentino: cosa cucino?” pubblicato da Simplicissimus , ed ho recuperato una ricetta analoga, di Scott Hallsworth  in The Japanese foie gras project edito da Rougié.

Tea smoked foie gras with salmon tataki and wasabi

[…]

 For the smoke mix:

  • 80g uncooked rice
  • 80g apple wood chips (small cut chips, not sawdust)
  • 20g green tea powder (matcha)

[…] then smkoke the foie gras. To do so, set a wok over a medium-high heat, and tip in the raw rice and the wood chips. Stir constantly until the wood starts to smoke. Once it is smoking steadily, remove from direct heat, pour in the tea powder and shake to spread it evenly. Put a perforated rack with the foie gras over the chips, and cover immediately. Allow to smoke for 2 1/2 minutes, then remove the foie gras from the rack, transfer to a clean tray and allow to cool.

Ci sono delle differenze e delle analogie: intanto viene usato il legno di melo (improponibile in una ricetta da fare in una casa italiana), poi l’affumicatura avviene a bassa temperatura e per poco tempo (del resto il foie gras è delicatissimo), mentre nella ricetta di Maternini il salmone vien fatto proprio cuocere. Infine, si usa il matcha, che è un te verde in polvere molto delicato ed erbaceo.

Ricette per San Valentino e un dubbio a base di tè

Simplicissimus ha pubblicato “San Valentino: cosa cucino?” di Sara Maternini, un piccolo menu per una cena in due commentato e spiegato passo passo.

Il librino è semplice, elementare e divulgativo – for dummies – per chi volesse iniziare a cucinare cose buone senza spendere né lavorare troppo. Il pretesto romantico non tragga in inganno, la cena è buona anche tutto l’anno.

Mi ha però lasciato perplesso la ricetta del salmone affumicato al tè verde:

  • richiede un etto di tè senza specificare quale, mentre di tè “verdi” ce ne sono decine di tipi con profumi, aromi, risultati e prezzi diversissimi;
  • prevede di bruciare lentamente il tè insieme a riso e zucchero, che a parte il fumo in cucina dubito possa conferire al pesce un aroma particolare di tè, semmai di bruciato; il tè (e quello verde in particolare) tradizionalmente non si brucia né si fuma, ma al limite si tosta leggermente durante la lavorazione per poi farne una infusione in acqua bollente;
  • per aromatizzare del salmone col tè, meglio la cottura al vapore con delle foglie di lapsang souchong nell’acqua, secondo me.

Nonostante tutto, una degna iniziativa di alfabetizzazione culinaria.