Paura, cattiveria e tortura

Andrea Inglese su Nazione Indiana scrive della vocazione alla tortura:

Questi torturatori ordinari aspettano, all’interno di ordinarie democrazie, che si creino quelle situazioni d’eccezione, affinché la tortura in divisa, esercitata a nome dello stato, sia tollerata e difesa. Ma essendo molti di questi aspiranti torturatori davvero poco coraggiosi, essi non si sentono davvero tranquilli nel pestare, umiliare, insultare senza motivo una persona indifesa, se non percepiscono che anche al di fuori della corporazione, anche al di là delle garanzie burocratiche e politiche, esiste uno sguardo bonario, indifferente, non giudicante.

Sergio Baratto sul Primo Amore scrive della cattiveria e della morte civile che ha impregnato l’Italia. Quando è iniziato tutto ciò?

Non so dire quando hanno incominciato. I nemici fabbricati a tavolino nelle stanze della politica e nelle redazioni dei mass media sono tanti.
Hanno iniziato all’epoca del G8, quando il pericolo erano i noglobal facinorosi e teppisti, le zecche comuniste, i nemici interni dell’Occidente. Andatevi a rileggere i deliri che Oriana Fallaci scrisse nel 2002 prima del Forum Sociale Europeo di Firenze. Per quanto mi riguarda, la cosa più sconvolgente non è la vomitata di bile della defunta giornalista, ma che un giornale presunto serio sia stato disposto a pubblicarla. E che dopo averla pubblicata abbia continuato a reputarsi e a essere reputato serio (ma anch’io, che sciocco! sto parlando del Corriere, un giornale su cui scrive gente dello scalibro di Pierluigi Battista…).
Hanno iniziato in Via Tolemaide, alla scuola Diaz, Alla caserma di Genova Bolzaneto: “Omosessuale, comunista, merdoso, frocio, ebreo, bastardo“…
Hanno iniziato dopo l’11 settembre 2001 con il terrorismo a mezzo stampa, con la campagna antiaraba e antimusulmana.
Hanno iniziato in grande stile all’epoca della Lunga Campagna Elettorale con gli zingari, con le foto dei borseggiatori minorenni alla Stazione Centrale.
Hanno cominciato gli amministratori di sinistra con i lavavetri e i mendicanti. Come sempre, a sinistra, giustificandosi nel nome delle migliori e più edificanti intenzioni filantropiche.
Hanno iniziato con la persecuzione burocratica dei rom: censimento per razza e religione, impronte digitali. Cose che non si vedevano in Italia dalle leggi razziali sono passate così, nella sostanziale indifferenza. Anzi con un certo favore.
Hanno iniziato i sindaci sceriffi, con le ordinanze folli, con i poteri speciali. Non sedersi sulla panchina in più di due, non girare con la birra in mano, manganelli ai vigili. Intanto le mafie colonizzano il Settentrione: i sindaci sceriffi che fanno? Non sparano ai cattivi? I milanesi che fanno? Smettono di aver paura dei negri, di odiare gli zingari, e cominciano ad aver paura della ‘Ndrangheta?
Hanno iniziato gli amministratori locali di destra e di sinistra, hanno iniziato con gli sgomberi, le ruspe. Bologna, Pavia: giunte di centrosinistra.
Hanno cominciato con la strage di Erba: a imperitura memoria una grande pagina di giornalismo.
Quindi hanno passato il testimone. L’hanno preso in tanti.
Hanno iniziato quando le dichiarazioni dissennate di gente come Bossi, Calderoli o Gentilini (tre nomi per molta più gente) hanno smesso di sembrare scandalose e sono diventate la norma.
Hanno continuato col ridere non di Pier Gianni Prosperini, ma con Pier Gianni Prosperini. Oggi siamo persino capaci di trovare irresistibile uno così. Di votarlo. Uno che al bar di paese avrebbe anche un suo ruolo di pubblica utilità come macchietta caratteristica con cui bere un bianchino, in un paese normale non diventa assessore regionale.
In basso, tra la carne da cannone, è cominciato con un brusio di fondo quasi indistinguibile. Piano piano il brusio è cresciuto. I luoghi comuni di sempre, quelli che girano da sempre nei mulinelli della fogna morale collettiva, quelli che passano di bocca in bocca e sembrano tanto innocui, hanno cominciato ad assumere statuto di verità condivisa. A chi non è mai capitato di sentir parlare delle trentacinque mila lire al giorno che “il governo” erogava (eroga) agli zingari? A chi non è mai capitato di sentirsi dire “attenzione alle zingare che rubano i bambini”?
Non dimenticherò mai le parole della commessa bionda e ricciolina intervistata alla tele nell’estate del 2007, dopo che quattro bambini rom sono bruciati vivi nella loro baracca da miserabili e i loro genitori sono stati accusati di abbandono di minori: “Quelli hanno una percezione diversa del dolore”. Anche lei, nel suo piccolo, ha partecipato.
Hanno continuato a Opera, a Ponticelli. Il Sud e il Nord finalmente uniti.
A Bussolengo.
A Torregaveta, luglio 2008: Cristina e Violetta, tredici e quindici anni. Le ha uccise il mare. Poi, una volta trascinati sulla spiaggia i loro corpi, le hanno uccise i bagnanti che hanno continuato a magiare, giocare a freesbee, prendere il sole. Infine le hanno uccise i mass media italiani, per cui evidentemente nessuna barbarie che venga da italiani può essere lasciata circolare impunemente.
Si è passati con la naturalezza di un movimento peristaltico ai “negri di merda”. Ritorno a un grande vecchio classico, mi verrebbe da dire, se avessi ancora voglia di scherzare.
La prostituta gettata a terra, Abba ucciso a sprangate, i cortei antinegri a Pianura, la strage di Castel Volturno.
Ieri Emmanuel, 22 anni, pare picchiato dai vigili urbani perché è un altro negro di merda.
I prossimi chissà, saranno i froci, già molto quotati dai bookmaker.